X-Men: Apocalisse, 3 buoni motivi

Il 18 maggio uscirà nelle nostre sale X-Men: Apocalisse, titolo tradotto in italiano perché probabilmente X-Men: Apocalypse risultava troppo difficile. Ma a parte la discutibile scelta di tradurre il titolo, che cosa possiamo aspettarci dal terzo e conclusivo capitolo della trilogia prequel?

X-Men: Apocalisse si svolge nel 1983, dieci anni dopo gli eventi di X-Men: Giorni di un futuro passato. Charles Xavier (James McAvoy) ha riaperto i battenti della scuola per giovani dotati, Raven/Mystica (Jennifer Lawrence) gira il mondo in cerca di mutanti da salvare e Erik Lehnsherr (Michael Fassbender), incredibilmente, ha abbandonato i panni di Magneto per vivere una vita normale e ritirata in Polonia con moglie e figlia, cercando di non dare nell’occhio, visto che è ricercato per alcuni crimini di poco conto, tra cui l’omicidio di Kennedy. Gli equilibri vengono sconvolti quando Apocalisse (Oscar Isaac), il primo e più potente dei mutanti, si risveglia da un sonno millenario e scopre un mondo in declino. Decide di distruggerlo e crearne uno migliore con l’aiuto di quattro cavalieri: Tempesta, Psylocke, Angelo e, indovinate un po’, Magneto, che tanto lo sapevamo tutti che la calma non poteva durare. A difendere il mondo abbiamo i soliti mutanti buoni, guidati da Xavier e da Mystica, che ha superato la fase omicida dello scorso film. Tra le nuove leve troviamo Scott Summers (Ciclope), Kurt Wagner (Nightcrawler) e Sansa Stark  Jean Grey.

 

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Insomma, la storia si sa, è sempre quella, con poche variazioni sul tema. Il cast è corale e pertanto approfondire la storia e la psicologia dei singoli personaggi diventa impossibile. I concetti sono semplici e alla portata di un pubblico vasto, che spazia dal bambino all’adulto, come è normale che sia in un film per tutta la famiglia. Se si cerca qualcosa di più la delusione è dietro l’angolo, ma, preso atto che X-Men: Apocalisse è un cine-fumetto e come tale va preso, rimane una pellicola scorrevole e godibile. Ciò che penalizza di più il film è il suo predecessore: arriva, infatti, dopo Giorni di un futuro passato, che è stato sostenuto da un’idea molto intelligente e ben sviluppata ed è stato un ottimo film non solo nel suo genere, ma in assoluto. Apocalisse non è così originale e nemmeno ci prova ad esserlo, ripete la formula che finora ha dato successo ai cine-fumetti: pochi contenuti facilmente comprensibili, trama lineare e scorrevole e scene di azione spettacolari. E per questi parametri X-Men: Apocalisse è un buon film.

 

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Visivamente è ineccepibile, così come ineccepibile è la cura dei dettagli. Gli effetti visivi e la CGI sono a livelli altissimi e sono una vera goduria per lo sguardo. Le scene di combattimenti, intesi come scontri che distruggono una città ogni volta, non saranno tantissimi. Apocalisse è più minimale ma altrettanto curato nei minimi particolari. Gli scontri sono più piccoli e disseminati per tutto il film, piuttosto che in una serie di scene madri, meno fragorosi e più eleganti. Non si discute se sia meglio un metodo o l’altro, si tratta semplicemente di stile e ogni spettatore ha i suoi gusti in merito. Noi di The Query, li apprezziamo entrambi.

 

Big Apocalypse

 

Una caratteristica particolarmente positiva di X-Men: Apocalisse, già notata suoi suoi due predecessori, è il personaggio di Erik Lehnsherr (Magneto). Questa trilogia gli ha reso un grande servizio, mostrandoci dei lati di lui che non avevamo visto nei primi tre X-Men. Grande merito va non solo agli sceneggiatori, ma anche a Michael Fassbender, che con la sua intensità rende vero e credibile il personaggio e quello che prova. Non del tutto buono e non del tutto cattivo, vuole apparire freddo e spietato, ma si lascia guidare dalle emozioni e agisce in base alla grande rabbia che si porta dentro dall’infanzia. È vendicativo, ma anche leale e devoto ai suoi amici. Sbaglia e continua a sbagliare, ma nonostante questo continua ad avere persone che lo amano. Vorrebbe essere un mutante al 100%, ma tra loro Magneto è il più umano di tutti, ed è per questo che ci piace tanto.

 

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Secondo noi X-Men: Apocalisse non è niente male, magari non il migliore di questa trilogia, ma siamo molto al di sopra dei livelli di X-Men 3 – Conflitto finale (ok, non era difficile riuscirci) e il film scorre veloce e piacevolmente. E se queste motivazioni non sono sufficienti ve ne diamo una che da sola vale i 140 minuti di pellicola: Quicksilver, interpretato da Evan Peters. Ci era già piaciuto nella sua breve parte in Giorni di un futuro passato. Qui torna con un ruolo più importante e vince ufficialmente il premio di personaggio migliore e più divertente dell’intero film.

 

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Beatrice Cois

Beatrice Cois

Nata a Cagliari, si trasferisce a Milano per seguire il suo amore per il cinema, la televisione e la scrittura. Qui si laurea in Comunicazione, Media e Pubblicità e si iscrive alla magistrale in Editoria, Comunicazione e Moda. In cerca della sua strada.