Trump vince le elezioni: il mondo dello sport si scatena

Come sappiamo, Donald Trump sarà il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Sin dalle 4.30 della notte italiana, si era capito che il candidato repubblicano si sarebbe aggiudicato lo scontro per la presidenza con la rivale Clinton. E fin da subito hanno cominciato ad arrivare le prime reazioni ai risultati delle elezioni di chi sta dall’altra parte dell’Oceano.

Tra i più attivi sui social troviamo, come sempre, gli sportivi. Tanto più che, in questo caso, in molti (specialmente star della NBA o della NFL) avevano speso più di qualche parola di incoraggiamento e di sostegno per Hillary Clinton.

Le loro reazioni ai risultati delle urne le hanno affidate a Twitter, e tutti  gli stati d’animo sono rappresentati in questi tweet. C’è chi mostra il proprio rammarico e la propria delusione, chi mostra la propria rabbia, chi la propria preoccupazione; e poi c’è chi cerca di prenderla con ironia, per evitare magari di lasciarsi andare ad uno sfogo su un social network.
E così troviamo ad esempio Maxwell Holt, pallavolista statunitense che gioca in Italia, per la precisione a Modena, che cerca moglie per poter restare in Italia e non dover tornare negli USA; giocatori NBA che si chiedono come sia possibile che l’America abbia fatto questa scelta, mostrando tutto il loro disappunto e la loro preoccupazione, come Jamal Crawford dei LA Cippers, Lou Williams dei LA Lakers, Ricky Rubio dei Minnesota Timberwolves e DeMarcus Cousins dei Sacramento Kings. Altri, come Enes Kanter degli Oklahoma City Thunder, cominciano addirittura a cercare un impiego in Europa o in Cina per il prosieguo della loro carriera.

 

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C’è tuttavia anche chi non si rammarica della vittoria di Trump. Il giocatore degli Atlanta Hawks Kris Humpries e il proprietario dei Dallas Mavericks Mark Cuban mostrano, sempre su twitter, il loro appoggio al neoeletto Presidente Trump.

Per molti però, il tweet più azzeccato e divertente è quello di Joel Embiid, il giovane nigeriano dei Philadelphia 76ers:

Embiid suggerisce che questa scelta degli americani sia votata al “Tanking”, termine utilizzato nel mondo NBA (negli ultimi anni riferendosi proprio a franchigie come quella di Philadelphia) quando una squadra perde di proposito, chiudendo all’ultimo posto la stagione, in modo da poter scegliere i migliori giocatori provenienti dai college di tutto il paese per poter rinforzare la squadra e tornare più competitiva di prima (ovvero, seguire un “processo di ricostruzione”)  .

Forse Embiid ha davvero ragione. L’America sta facendo tanking, ha deciso di toccare il fondo consapevolmente, per poi poter ricostruire alla prima occasione utile. Noi non possiamo saperlo, all we can do is #TrustTheProcess.

Giorgio Di Leo

Giorgio Di Leo

Classe 1992, nato e cresciuto (ahimè!) nella provincia di Milano. Laureato in Scienze Politiche. Aspirante giornalista e amante del calcio e del basket, non posso che stravedere per Federico Buffa.