Stefano Bartezzaghi: la focaccia astratta e Umberto Eco nella toilette – Festival della Comunicazione

«Circa un anno fa, nella toilette di un ristorante di Torino, incontrai, puramente per caso, Umberto Eco. “Cosa ci fai qui?” chiese e per ‘qui’ intendeva Torino. Io invece risposi “..mi sto lavando le mani”».

Inevitabilmente nell’intervento di Stefano Bartezzaghi il pensiero va al professore e alla lungimiranza che ebbe nell’analizzare la Rete, prima ancora che fosse Web.

Collegato all’aneddoto del misunderstanding nella toilette, Bartezzaghi cita il famoso episodio che ha generato l’ultima polemica culturale di Eco: in occasione della conferenza stampa per una laurea honoris causa data dall’università di Torino, rispondendo ad una domanda un po’ estemporanea di un giornalista disse che Internet e soprattutto Twitter “dà il diritto di parola a legioni di imbecilli, che prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società”.

«Bisogna tener conto del modo in cui queste parole sono state interpretate da molti, che per Eco non ha fatto che confermare la sua posizione. La questione della stupidità però è complicata: non è l’opposto di intelligenza. Esiste anche la stupidità intelligente, è complementare».

Il professore però non detestava Internet, ma ne riconosceva alcuni elementi allarmanti. Come Funes, un personaggio di Borges, con una memoria perfetta che funziona per accumulazione, Internet è l’idiota perfetto. La memoria umana, invece, ha necessità dell’oblio: dobbiamo dimenticare per ricordare quello che ci serve.

«Facciamo un esempio pratico, prendiamo una parola: focaccia. Dire la parola focaccia a Camogli, a Recco o a Roma corrisponde infine allo stesso manufatto alimentare? Dobbiamo dimenticarci dalla focaccia in res e avvicinarci alla focaccia platonica: è l’idea di focaccia, più che la focaccia in sé».

Da questo esempio, concludiamo con una domanda: «Cos’è quindi Internet? Non è nulla di astratto, contrariamente a quanto si può pensare, ma non è nemmeno qualcosa di tangibile come è invece la cultura, perché, inverosimilmente, non ha tutto. Non è né significante né significato. Tendiamo a pensare che se qualcosa non si trova su Internet, allora non esiste. Internet è una campionatura del sapere, è una rappresentazione. Ma è un labirinto, in cui il sapere è schedato secondo le regole del Web».

Flavia Irene Gatti

Flavia Irene Gatti

Nata fra i laghi bergamaschi. Cresciuta a pane e Guccini, libri e film. Mi laureo in Lettere moderne e nel frattempo scopro le serie tv. Vorrei viaggiare per scrivere e scrivere per viaggiare.