Simonelli racconta: «Ecco perché piace Ciao Darwin»

Il successo che Ciao Darwin 7 – La resurrezione sta riscuotendo è innegabile e plateale. Sostenitori, detrattori o osservatori super partes, in tantissimi si chiedono il perché dietro questo fenomeno televisivo. Noi di The Query, per vederci più chiaro, abbiamo posto qualche domanda a un esperto in materia, il professor Giorgio Simonelli, docente di Giornalismo radiofonico e televisivo e di Storia della radio e della televisione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Come riesce un programma nato nel 1998, e che era lontano dai nostri schermi dal 2010, ad attestarsi ogni settimana al 25% e più di share? Secondo Simonelli i motivi sono molteplici. Bisogna considerare innanzitutto un pubblico residuale che rimane ancora legato ai format kitsch ed estremi che rompono gli schemi. L’audience di questi format è convinto di guardare qualcosa di politicamente scorretto e gode all’idea di sentirsi trasgressivo. Ciao Darwin, con la feroce ironia di Bonolis e la regia aggressiva, è certamente una trasmissione che ha rotto spesso gli schemi. Simonelli ci ritrova quasi l’atmosfera del circo, gridata ed esagerata. Insomma, lo “scandalo” la fa da padrone e stravince.

Il Professor Simonelli pone anche l’accento sulla mancanza di nuove idee della TV generalista. Simonelli è convinto che, nonostante i cambiamenti portati dal satellite e dal web, la TV generalista sopravvivrà, ma dovrà far fronte a questa ondata di novità: in questo senso il futuro e la strada da intraprendere sono ancora incerti. Per questo motivo ai vertici si scelgono dei format sicuri e collaudati, come Ciao Darwin, che dal 1998 a oggi non ha cambiato quasi una virgola della sua ricetta vincente. «Ma non basta ripescare un format dal passato per replicarne il successo, bisogna fare i conti con i tempi che passano» ci dice Simonelli. Ciao Darwin funziona ancora perché la TV commerciale non è cambiata granché in questi 20 anni, e anche il suo pubblico è rimasto pressoché uguale.

Al pubblico nostalgico e affezionato va aggiunta una fetta di spettatori vecchi e nuovi che trovano la loro dimensione nel guardare Ciao Darwin condividendo l’esperienza sui social network con altri utenti. Negli ultimi anni Twitter si è imposto come social di elezione per commentare i programmi TV tramite hashtag, ufficiali e non. Il divertimento per gli utenti è ancora maggiore quando si parla programmi con una più o meno spiccata vena trash. Secondo Simonelli l’antesignano di questa nuova forma di intrattenimento è stato il Grande Fratello con il relativo Mai Dire… presentato dalla Gialappa’s Band. Il mondo di Twitter cerca di replicarne la fortunata formula: gli utenti operano una forma di distacco rispetto a ciò che guardano e si pongono al di sopra di esso, commentando in maniera caustica, cinica e sarcastica ciò che accade sullo schermo (salvo poi lasciarsi coinvolgere dall’eventuale momento emotivo, autentico e non). Dunque, piuttosto che fruire del prodotto, si preferisce commentare qualcosa che si sente lontano da sé, come dei moderni Gialappi. E come Mai Dire… contribuì al successo del Grande Fratello, così i social network contribuiscono al successo di Ciao Darwin, che cavalca l’onda con video, immagini e gif animate sui propri profili social ufficiali.

Sia che lo si guardi con cinismo, sia che ci si lasci coinvolgere, la verità è che Ciao Darwin continua a far divertire il suo pubblico. Un pubblico che forse si accontenta di poco e che desidera leggerezza e, perché no, trash. Le grazie al vento delle varie belle donne sono solo una piacevole cornice per il pubblico maschile, ma non ciò che sorregge un format lungo quasi 20 anni. Dalla sua prima edizione ad oggi quello che continua a far ridere e sorridere sono gli esempi di umanità messi in scena. Il talento di Bonolis sta proprio nel sfruttare con maestria questa umanità che volontariamente e ben volentieri si presta a farsi sbeffeggiare dal suo umorismo feroce e dai meccanismi politicamente scorretti di Ciao Darwin.

Alessio Scalzo

Alessio Scalzo

Cresciuto ad Agrigento, milanese dal 2009. Laureato in Lettere Moderne, esperto di editoria, dal 2016 abbraccia The Query come redattore e content editor.