Rogue One: l’anello mancante della saga

Rogue One era una scommessa. Commerciale certo, ma anche di innovazione e creatività. La prima opera cinematografica che si inserisce nell’universo di Star Wars, pur non essendo propriamente un capitolo della saga. E’ una storia, un approfondimento sul mondo. Può essere variamente etichettata: oltre a essere un sequel dei prequel, è un prequel degli originali, ma contemporaneamente uno stand alone, il primo film delle Star Wars Anthology. Riassumendo, è una sintesi di molti elementi, un vero e proprio anello mancante, che unisce non solo la trilogia dei prequel con quella originale – alla quale Rogue One per atmosfere e tematiche è molto più legata -, ma fa anche da ponte tra lo Star Wars di George Lucas e quello della Disney, contribuendo a definire l’identità visiva della saga e introducendo atmosfere più dark, sul modello di The Empire Strikes Back e come piattaforma di lancio per l’Episodio VIII.

 

 

Insomma, esattamente come The Force Awakens un anno fa, Rogue One aveva l’enorme responsabilità di riuscire in un’impresa estremamente complessa, mantenendo l’esatto equilibrio tra diversi fattori in contrasto. Il film riesce con successo in questo compito, sviluppando una forte identità che lo separa dagli altri. Per certi versi è un lungo flashback che ci riporta al 1977, quando nei primi secondi di A New Hope – ancora il pubblico non aveva idea di ciò che il film e la saga sarebbero diventati – compariva questa scritta:

 

 

Prendendo come punto di partenza questi pochi paragrafi, gli autori John Knoll e Gary Whitta, gli sceneggiatori, Chris Weitz e Tony Gilroy, e il regista Gareth Edwards, sono riusciti a dare vita a un film coinvolgente, visivamente spettacolare ed emotivamente comunicativo. Ma nel mix di generi che compongono la space opera di Lucas, in questo capitolo spicca senza dubbio quello della guerra. Pur mantenendo gli elementi tipici della saga, come lo humor e i momenti di eroismo, Rogue One risulta più dark e “adulto” degli altri, rappresentando la guerra in maniera realistica (con perdite realistiche), anche sfumando la demarcazione della linea che separa il bene e il male, molto più netta negli altri film. I ribelli, affrontando un nemico gargantuesco, l’Impero al momento della sua massima potenza, sono stati costretti a compiere azioni terribili in nome della causa, per il bene della Resistenza e la salvezza della galassia.

Nonostante un ruolo molto importante sia affidato a Jyn, in Rogue One non c’è un vero e proprio protagonista. Il film inizia presentando gradualmente i vari personaggi, tutti eccellentemente caratterizzati, anche senza un approfondimento psicologico e personale, e ci si accorge nel prosieguo che l’unica speranza di vittoria risiede nella capacità dei ribelli di collaborare. La missione è un’opera corale e il lavoro di squadra diventa fondamentale: ognuno deve essere disposto a sacrificarsi per la causa e per un bene superiore, portando a termine il proprio compito fino alla morte, guidati unicamente dalla speranza, che diventa presto il leitmotiv centrale del film.

 

 

Rogue One è un crescendo: parte con relativa lentezza, mettendo a fondamenta gli ideali e le tematiche che poi continueranno a ritornare. Uno degli elementi di forza è l’espansione dell’universo visibile di Star Wars. Le ambientazioni sono remote, molto diverse tra loro, evocative, mozzafiato e affascinanti. Dalla metà in poi il film cresce di intensità e arriva – mantenendo relativamente basso il numero di cliché durante il tragitto – a un finale spettacolare, degno dei migliori film d’azione. La tecnologia digitale è il grande alleato di Rogue One. Attraverso essa, vengono mostrate battaglie esplosive, su larga scala, con una realisticità incredibile, e vengono addirittura “resuscitati” personaggi del passato. Il finale regala anche qualche chicca, tra cui una brevissima, ma assolutamente epica, comparsa di Darth Vader.

Lavoro di squadra. Sacrificio. Morte. Speranza. Rogue One si conclude con una metafora che indica chiaramente il passaggio del testimone, a conferma ulteriore della vocazione multigenerazionale della saga di Star Wars.

Simone Buzzi Reschini

Simone Buzzi Reschini

Nato a Varese, si laurea in Lettere Moderne a Milano e ora vive a Bologna dove frequenta la magistrale di Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Appassionato ad arte di cinema, navigatore incallito e divoratore di serie TV.