Riapre il Centro Pecci, icona dell’arte contemporanea

La Toscana è sicuramente famosa in tutto il mondo per le sue bellezze culturali ed artistiche legate al passato e alla storia, ma non tutti sanno che in provincia di Prato, nel 1988 nasceva il primo centro dedicato all’arte contemporanea in Italia. Voluto dall’imprenditore Enrico Pecci e donato alla città, il Centro fu costituito con il supporto di numerosi soci fondatori, diventando anche un esempio di collaborazione tra enti pubblici e mecenati privati. Vantava una collezione unica in Italia con oltre 1000 opere dei principali artisti italiani ed internazionali contemporanei, ma fu a lungo sacrificata nei magazzini per la mancanza di spazi espositivi.

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Ma il 16 luglio il Centro Pecci riaprirà le porte al pubblico con una nuova veste. Infatti, per garantire la giusta valorizzazione del suo patrimonio, all’inizio degli anni Duemila ha deciso di ampliare la sua superficie espositiva e di ristrutturare l’edificio originario (realizzato da Italo Gamberini). I lavori di ampliamento sono iniziati nel 2006 e sono stati incentrati sulla costruzione di una nuova ala dal forte impatto architettonico progettata da Maurice Nio, figura tra le più interessanti della scena olandese. Il progetto di Nio comprende una struttura ad anello (che molti hanno già soprannominato “l’astronave” o “il piercing”) che abbraccia l’edificio originale e che dichiara in tal modo la sua duplice propensione: aprirsi per irradiare i suoi progetti all’esterno e attrarre maggiore attenzione per le proposte al suo interno.

Dalla sua apertura fino al 19 marzo 2017 il Centro ospiterà la mostra intitolata “La fine del mondo”, a cura del Direttore Fabio Cavallucci. Attraverso le opere di oltre 50 artisti ed artiste internazionali e con un allestimento che si estenderà sull’intera superficie espositiva del museo di più di 3000 metri quadrati, la mostra si configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano. Il pubblico attraverserà gli ambienti del museo sperimentando diverse sensazioni: dal distacco da questo nostro mondo, così piccolo ed insignificante, alla malinconia per qualcosa che abbiamo amato e perduto, fino a riconoscere qualche barlume di futuro, comunque già presente, anche se non ce ne accorgiamo.

 

 

 

 

Giorgia Prina

Giorgia Prina

Laureanda in Lettere moderne a Milano, cerca sempre nuovi modi per viaggiare e per conoscere il mondo. Sogna un futuro con lo zaino in spalla e una penna in mano.