Purghe teatrali in Turchia: la risposta del Piccolo

“I teatri in Turchia alzano il sipario sulle opere turche”. Così i media locali annunciano la decisione presa il 28 agosto dalla Devlet Tiyatroları, la Direzione ufficiale delle imprese nazionali di teatro in Turchia. Dopo la polizia, l’esercito e le scuole anche il teatro risente delle purghe di Erdogan: d’ora in poi alle compagnie teatrali sarà vietato di portare in scena nei teatri pubblici le opere di autori occidentali e, conseguentemente, sono stati rimossi dal calendario tutte le rappresentazioni di autori non nazionali.

“Come amanti della patria, apriremo le nostre sale solo ad opere locali, al fine di contribuire all’integrità e all’unità della patria e per rafforzare i sentimenti nazionali”, ha detto Nejat Birecik, vice presidente della Dt ripreso da Clarion Project e dal Secolo d’Italia. Questa la spiegazione ufficiale della decisione, la cui legittimità decade con la consapevolezza che ad essere entrati nel mirino delle autorità sono anche registi e attori turchi poco in linea con le posizioni di Erdogan.

Tra gli altri è stato censurato anche il direttore artistico del Teatro Piccolo di Milano, Sergio Escobar ha condannato la messa al bando degli autori occidentali tramite un comunicato stampa. Il direttore ricorda la collaborazione di lunga data con la grandezza e laicità della cultura turca, rallentata unilateralmente in corrispondenza dei più recenti rivolgimenti.

«L’obiettivo non è il teatro ma non consentire la formazione di un’identità europea allargata e condivisa, confermando come di questa costruzione la cultura sia invece un motore potentissimo. Chi l’ha capito ne mette a tacere ogni voce, dai classici come Shakespeare a geniali drammaturghi contemporanei» riporta il comunicato.

Ribadendo la decisa apertura del Piccolo alle libere compagnie teatrali provenienti dalla Turchia, che avranno lo spazio per mettere in scena i loro lavori senza censure, rivolge un appello all’Unione dei Teatri d’Europa: «Auspico che l’UTE – Unione dei Teatri d’Europa – si unisca in modo chiaro e forte a questa presa di posizione in difesa della libertà della cultura, come unica radice e prospettiva per l’Europa. Una reazione che non si fermi alla condanna ma si apra a un’analisi più profonda, e non solo emotiva, del significato di quanto sta accadendo in Turchia, e alla promozione di iniziative nella direzione della libera diffusione delle idee e dei valori, sui quali si è costruita la storia e su cui giovani e “vecchi” devono ricostruire il presente ed il futuro».

Giorgia Prina

Giorgia Prina

Laureanda in Lettere moderne a Milano, cerca sempre nuovi modi per viaggiare e per conoscere il mondo. Sogna un futuro con lo zaino in spalla e una penna in mano.