Pro e contro di The Legend of Tarzan

Sappiamo tutti che l’estate è un periodo di magra dal punto di vista cinematografico, con uscite non troppo entusiasmanti. Perciò i nostalgici del cinema, quelli che anche nei mesi estivi non riescono a rinunciare al buio della sala, devono spesso accontentarsi di pellicole che in altri periodi non si prenderebbero nemmeno in considerazione.

In questo panorama vagamente desolato si inserisce The Legend of Tarzan, uno dei titoli più grossi della stagione, diretto da David Yates, regista degli ultimi quattro film della saga di Harry Potter e con un cast di stelle, partendo da Alexander Skarsgård e Margot Robbie (Tarzan e Jane), per arrivare a Samuel L. Jackson e Christoph Waltz.

Ma questo nome importante corrisponde a un effettivo pregio della pellicola? Andiamo a vedere quali sono i pro e i contro di The Legend of Tarzan.

PRO:

  • L’anima divisa di Tarzan

Uno degli aspetti più interessanti del film è la lotta interna che avviene nel protagonista. La storia è ambientata diversi anni dopo che Tarzan ha lasciato l’Africa con l’amata Jane per andare nel mondo civilizzato. Vive a Londra e ha riacquistato il suo nome, John Clayton III, e il suo titolo, Lord Greystoke. Tarzan è ormai un lontano ricordo e Lord Greystoke non ama è più essere associato all’uomo-scimmia che era. Ma John Clayton viene richiamato in Congo per degli apparenti affari diplomatici (in realtà un piano malvagio orchestrato per uccidere Tarzan) e lì, nella terra dove è cresciuto, la sua natura più animalesca torna ad emergere e John si ritrova diviso tra la sua volontà di essere all’altezza delle sue nobili origini e dell’eredità lasciatagli dai genitori prematuramente morti e la sua natura selvaggia e la vita in un luogo che è ancora autentico e incontaminato, in piena armonia con la terra e con tutte le sue creature, umane o animali che siano. Chiaramente prevarrà la natura, e Tarzan e Jane decideranno di rimanere in Congo, nel villaggio dove entrambi sono diventati adulti.

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  • Alexander Skarsgård

A dare il volto a Lord Greystoke/Tarzan è lo svedese Alexander Skarsgård, figlio di Stellan e divo della serie TV True Blood, dove per 7 anni ha interpretato l’affascinante vampiro Eric Northman. L’attore, per la gioia delle spettatrici, è indubbiamente bello e prestante. Ma non si limita a questo. Skarsgård riesce a trasmettere la divisione interna che tormenta John Clayton. Vediamo la sua volontà di essere e agire come un nobile, che si esprime in quell’affettazione e compostezza che si impone, contrapposta a un istinto più animale, che emerge sempre più man mano che Tarzan si inoltra nella giungla per salvare Jane. È una lotta tra due anime, ma pacifica: da Tarzan emana sempre una calma determinazione, tutta orientata al benessere e alla salvezza, non solo della propria amata, ma anche del Congo, terra a cui parte della sua anima appartiene.

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  • Christoph Waltz

Tra gli attori che sembrano nati per interpretare cattivi (o quantomeno ruoli ambigui e particolari) c’è senza dubbio lui, l’austriaco Christoph Waltz. Qui interpreta Léon Rom, capitano belga inviato dal Re Leopoldo per ottenere il controllo dei diamanti del Congo, sorvegliati dalla tribù del capo Mbonga, che brama vendetta contro Tarzan. Rom, spietato e senza scrupoli, si fa artefice del complicato piano per riportare Tarzan in Africa e condurlo nelle mani del suo carnefice. Waltz, come sempre, offre una performance di qualità e ben studiata. Léon Rom è un personaggio che conosciamo in maniera superficiale, ma Christoph Waltz gli dona maggiore profondità con i dettagli. Attraverso piccoli avvertiamo il fantasma di un disturbo ossessivo-compulsivo, salvandolo dalla piattezza e restituendogli spessore piscologico. Speriamo solo che non sia Waltz ad appiattirsi nei soliti ruoli, ma che piuttosto esplori le mille sfaccettature del suo talento.

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CONTRO:

  • La CGI

Una delle note dolenti di The Legend of Tarzan sono gli effetti grafici, soprattutto nella versione 2D. A parte le riprese di paesaggi senza cast, effettuate in Gabon, il film è stato girato all’interno dei Warner Bros Studios di Leavesden (poco fuori Londra), per cui l’ambiente ricreato è in gran parte digitale e si avverte, così come si avverte che di animali veri non c’è neanche l’ombra, purtroppo. La pellicola ne risente in naturalezza ed emozione.

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  • Tutti insieme appassionatamente

C’è un momento verso la fine del film, quello che dovrebbe essere di massimo climax emotivo, in cui Tarzan si ritrova vicinissimo alla sua Jane, ma in posizione di netta inferiorità di fronte a tutti i suoi nemici. In un attimo la situazione si ribalta, il capo tribù Mbonga che lo voleva morto lo perdona, così come il “fratello” gorilla mangano. E tutti, ma proprio tutti, umani e animali, si alleano contro gli invasori belgi che vogliono distruggere quel paradiso di terra che è il Congo, e in una carica in stile mandria impazzita li combattono e li sconfiggono. E tutto è bene quel che finisce bene, nel giro di 5/10 minuti troppo veloci e poco coinvolgenti.

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  • Samuel L. Jackson

Questo non è proprio un contro, ma un’osservazione: Samuel L. Jackson è un signor attore, con una carriera formidabile alle spalle. Relegarlo a macchietta comica del film non gli rende giustizia. Va bene essere un personaggio divertente, e le interpretazioni di Jackson riescono sempre bene, ma un attore così talentuoso merita comunque un minimo di spessore in più!

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In conclusione, The Legend of Tarzan non è sicuramente un film eccelso, non rientrerà tra i migliori film della storia del cinema. Ma è piacevole, scorrevole, sufficientemente spettacolare e con un cast che svolge bene il suo lavoro. Se siete in cerca di un film da vedere al cinema, potrebbe essere la scelta che fa per voi.

Beatrice Cois

Beatrice Cois

Nata a Cagliari, si trasferisce a Milano per seguire il suo amore per il cinema, la televisione e la scrittura. Qui si laurea in Comunicazione, Media e Pubblicità e si iscrive alla magistrale in Editoria, Comunicazione e Moda. In cerca della sua strada.