Odio e terrorismo sui social: dialogo con Beppe Severgnini e Stefania Chiale

Stefania Chiale: i social sono la palestra dell’odio?

Severgnini: sicuramente sono una valvola di sfogo e va bene così. È giusto che non solo noi del mestiere possiamo esprimere la nostra opinione, ma la palestra diventa sempre più grande e dobbiamo impedire che diventi preponderante.

C: ci deve essere un limite, un controllo?

S: secondo me sì. Il codice penale deve essere un limite. Non è tollerabile che la rete sia una zona franca dove tutto è permesso. Occorre la collaborazione di tutti. Perché se la diffamazione avviene su facebook o su twitter non dev’essere perseguibile? E i social devono prendersi la responsabilità di limitare loro stessi. Vediamo Zuckemberg che in visita a Roma afferma «noi siamo una tech company e non una media company» che equivale a «non siamo responsabili di ciò che viene detto sui nostri canali.

C: parliamo della questione FBI e Apple. Qual è la tua visione sull’accaduto?

S: da Apple fan, sospetto che la decisione di non cedere al governo informazioni riguardanti i telefoni dei suoi clienti sia un aspetto che riguarda solamente il marketing, non motivi etici. Come la Samsonite che, alla richiesta del governo di creare una serratura per le valigie, rifiutò la commissione.

C: Telegram è un canale usatissimo dall’ISIS. Un controllo migliore sui social potrebbe impedire episodi di terrorismo? C’è forse poca comprensione da parte delle autorità di come questi canali possano essere usati?

S: Sono convinto che i controlli siano metodici e approfonditi. Ma si può fare di più. Ci sono fanatici convinti e orgogliosissimi di esserlo, di essere promotore d’odio. Sinceramente sono d’accordo con le espulsioni di questi personaggi dal nostro paese.

C: come ti comporti davanti agli insulti?

S: io li ignoro. Per gli insulti parliamo soprattutto di twitter, che io lo chiamerei, se usato nella giusta maniera, un filo intermentale, uno strumento per ripulire gli ingranaggi del cervello. Secondo me non si può rispondere a tutti. Non pubblicamente. Rispondendogli si dà loro un palcoscenico troppo grande.

C: nella mia frequentazione di facebook ho ricevuto sia complimenti sia segnalazioni di errori all’interno dei miei articoli.  Questa è una utilizzazione utilissima dei social.

S: è grazie ad un social (facetime) che la Turchia ha saputo la posizione di Erdogan, da sempre contro i social, durante il tentato golpe avvenuto questa estate. Noi siamo in mezzo a un torrente impetuosissimo di informazioni.

C: rimaniamo su facebook: chi ha compiuto il mio stesso errore di seguire la pagina di Matteo Salvini ha visto che quasi ogni giorno questa estate la sua pagina è stata aggiornata con filmati live di Salvini stesso. Come è cambiata la comunicazione politica?

S: Matteo Salvini ha capito come usare questi strumenti. È più lungimirante usare questi mezzi piuttosto che la trasmissione televisiva. Anche Renzi per quanto venga criticato è stato intelligente ad usare twitter.

Giorgia Prina

Giorgia Prina

Laureanda in Lettere moderne a Milano, cerca sempre nuovi modi per viaggiare e per conoscere il mondo. Sogna un futuro con lo zaino in spalla e una penna in mano.