(Non) i soliti Oscar

WARNING: in questo articolo non troverete liste o elenchi dei vincitori degli Oscar di stanotte, in quanto o a quest’ora li avrete già letti o li potreste comunque trovare digitando “Oscar vincitori” su Google.

Eccoci. Il tempo di riprendersi dalla notte insonne e dall’imbarazzo finale e si può parlare degli Academy Awards 2017. Impossibile ignorare il clima politico che si respira in questo momento negli Stati Uniti, con Donald Trump che rappresenta l’elephant in the room per eccellenza in una nazione divisa e sul piede di guerra contro se stessa. Jimmy Kimmel se l’è cavata egregiamente facendo ricorso a una comicità particolarmente aggressiva, non esitando a fare subito riferimento a Trump e alla situazione americana. L’atteggiamento di Hollywood – guidata della sua regina Meryl Streep – nei confronti di Donald Trump è ormai conosciuto, e quale occasione migliore degli Oscar per lanciare un messaggio? Per questi e altri motivi quella di quest’anno è stata una cerimonia molto particolare, tradizionale ma allo stesso tempo atipica. E visto che ci siamo risparmiati quell’altra, perché non fare una bella lista su questo binomio antitetico?

Tradizionale:

  • monologo d’apertura elettrizzante (bravo Jimmy (Kimmel non Fallon mi raccomando))
  • la presenza della sopravvalutata Meryl Streep
  • l’immeritata standing ovation per la sopravvalutata Meryl Streep
  • la classe della sopravvalutata Meryl Streep
  • la Disney si aggiudica tutte le categorie di animazione (compresi gli effetti speciali)
  • discorsi di accettazione emozionanti e strappalacrime (sì sto parlando con te Viola Davis)
  • un vincitore non si presenta alla premiazione per motivi di protesta (e a questo giro non possiamo che dare ragione a Asghar Farhadi)
  • tutti in piedi ad applaudire le belle parole dei vincitori del miglior corto documentario in sostegno dei soccorritori siriani durante la guerra (siamo certi che non saranno parole vuote e che tutti quelli che erano in piedi ad applaudire domani inizieranno una campagna di beneficenza e si recheranno in prima persona in Siria per aiutare i rifugiati)
  • La La Land vince come miglior film perché lo merita e perché a Hollywood piace sollazzarsi

Atipico:

  • un incipit travolgente marcato Justin Timberlake (ma quanto è bravo Justin Timberlake?)
  • la comicità politicamente scorretta di Jimmy Kimmel
  • Mahershala Ali è il primo musulmano della storia a vincere un Oscar
  • Jimmy Kimmel e il suo “roasting” devastante su Matt Damon (prendi e incassa “genio ribelle”)
  • Oscar per il miglior trucco a due artisti italiani per Suicide Squad (si dice che alla Academy sia bastato vedere un poster con Harley Quinn)
  • la pioggia di pop-corn/caramelle/biscotti/ciambelle
  • Jimmy Kimmel che twitta a Trump in diretta (U up?)
  • Trump che risponde a Jimmy Kimmel in diretta (chi vi dice il contrario è fake news)
  • un gruppo di turisti armati di smartphone e selfie-stick (e tanta simpatia) vengono dirottati e fanno la loro comparsa in sala per la gioia delle celebrità in prima fila
  • addirittura cinque Oscar per film a stampo afroamericano (wink wink)
  • ommiodddiochediavolostasuccedendoaiuto in realtà La La Land ha perso e Moonlight si aggiudica la statuetta nel caos e nel panico generale unacosadelgenerenoneramaisuccessa (personalmente do la colpa alle scie chimiche, a Bojack Horseman e al finale di La La Land, che se l’è proprio tirata contro)

E quale modo di migliore di concludere se non con un video di questo momento storico?

 

Simone Buzzi Reschini

Simone Buzzi Reschini

Nato a Varese, si laurea in Lettere Moderne a Milano e ora vive a Bologna dove frequenta la magistrale di Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Appassionato ad arte di cinema, navigatore incallito e divoratore di serie TV.