Milano tra palme e banani

Ieri sera, passando in piazza Duomo mi sono imbattuta nel “mostro verde” che, nel capoluogo meneghino, è sulla bocca di tutti: quello composto dalle famigerate palme sponsorizzate da Starbucks. Di primo acchito le piante esotiche non mi hanno colpita particolarmente, complice il fatto che il sito è ancora tutto un cantiere. A colpirmi, piuttosto, sono state le strumentalizzazioni politiche che gli sono girate attorno: “”Palme e banani in piazza Duomo a Milano, mancano scimmie e cammelli e poi avremo l’Africa in Italia. I clandestini, del resto, già ci sono”, ha twittato ieri Matteo Salvini. Ho deciso quindi, tanto per provare qualcosa di nuovo a quanto sembra, di informarmi su cosa esattamente vogliano rappresentare: forse un invito all’Isis per soggiornare in piazza Duomo? O magari un’offesa alla Patria perché piantiamo gli alberi tropicali e togliamo lavoro agli alberi italiani?

Partiamo dalla catena multimiliardaria Starbucks. Forse non tutti sanno che fu proprio in un viaggio a Milano nel 1983 che il sig. Schultz, storico CEO del colosso americano, trovò l’ispirazione per fondare la catena che oramai tutti conosciamo. Il suo intento era di portare in Usa quella che doveva essere l’autenticità del caffè e della sua tradizione. Dopo aver sfondato nel resto del mondo, aprire dei punti vendita a Milano e vederli funzionare sarebbe quindi la sfida più grossa, contando per altro cosa pensano gli italiani del caffè offerto da Starbucks.

Tutto questo ci porta al progetto, ideato con l’intento di abbellire una delle piazze più maestose d’Italia con uno dei grandi protagonisti del XIX secolo a Milano: il Giardino Botanico, composto da piante resistenti e impreziosito da piante tropicali e particolari come simbolo di ricchezza ed eleganza. Esattamente come quelli che, seppur nascosti, tutti cercano di fotografare a Venezia nella bella stagione.

Il progetto di Marco Bay prevede dunque la piantumazione, oltre alle palme e ai banani, di arbusti, graminacee e sempreverdi, piante perenni, ortensie “Vanille Fraise”, canne giganti cinesi “Miscanthus floridulus” e un tappeto di bergenia. Ciò significa che, oltre alle piante dei mussulmani, i poveri italiani dovranno preoccuparsi anche delle piante cinesi, che sono arrivate pure lì, sotto la Madonnina.

Altra informazione storica che potrebbe scioccare qualcuno: verso fine Ottocento piazza Duomo venne ristrutturata e, in quell’occasione, venne costruita e inaugurata la famosa Galleria Vittorio Emanuele, progettata dall’architetto Giuseppe Mengoni, pensata come un elegante passaggio per chi tornava dagli spettacoli alla Scala e andava a ordinare una coppa di champagne da Biffi, per esibire le pellicce e i vestiti all’ultima moda. In questo contesto, l’idea di un giardino botanico ottocentesco completa l’idea di un’eleganza che non si respira più.

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Quindi, ecco svelato il mistero: non un omaggio alle tradizioni mussulmane, ma a quelle italiane! Che delusione per chi ha tanto osteggiato il progetto con scuse “italiote”, ora dovrà trovare qualcos’altro a cui attaccarsi.

 

Caterina Lumia

Caterina Lumia

Milanese di adozione, studentessa di psicologia, accompagno l’ironia e un bicchiere di vino alle mie passioni: arte, serie tv e letteratura. Personalità eclettica in cerca di stimoli, mi dedico a raggiungere i miei sogni, che profumano di mare, viaggi e culture differenti.