Lo strano caso dello youtuber accusato di antisemitismo

Se seguite qualche testata giornalistica avrete visto, anche solo di sfuggita, il putiferio che si è scatenato intorno al cosiddetto “re di YouTube”, Felix Kjellberg aka PewDiePie, che con più di 50 milioni di iscritti al suo canale è di gran lunga lo youtuber più di successo. E probabilmente vi sarete chiesti se, oggi come oggi, vale davvero la pena perdere tempo su una questione del genere mentre tutto intorno il mondo sembra cadere a pezzi. La risposta è sì, ne vale la pena. E questo per due motivi: primo, è un episodio esemplare di come funzionano oggi l’informazione e i media; secondo, le personalità del web hanno ormai un’enorme influenza sulla società, specialmente sulle fasce giovanili.

Ma andiamo con ordine. Tre giorni fa il Wall Street Journal se ne esce con questo articolo, nel quale presenta una sorta di “inchiesta” che vedrebbe in alcuni video pubblicati da PewDiePie dei contenuti razzisti e antisemiti. Per chi conosce un minimo lo youtuber svedese una cosa del genere appare come assurda e ridicola. Ma a dimostrazione del contrario i giornalisti del WSJ sono andati a spulciare tra i video di PewDiePie alla ricerca di questo tipo di contenuti dopo che in un video recente Kjellberg aveva pagato 5 dollari due uomini attraverso il sito Fiverr per reggere un cartello che diceva: “Morte a tutti gli ebrei.”

 

 

Il Wall Street Journal ha anche rivelato che, dopo aver portato questi video all’attenzione di Disney, lo youtuber avrebbe perso il suo rapporto di lunga data con la società di intrattenimento Maker Studios. Lo stesso YouTube ha annunciato la cancellazione della prossima stagione di una webseries che PewDiePie aveva realizzato in collaborazione con YouTube Red e la revoca del suo inserimento in un programma di pubblicità premium, molto redditizio. La successiva diffusione della notizia e un vero e proprio accanimento mediatico hanno costretto PewDiePie a una risposta.

Dopo essersi scusato e aver ammesso di aver esagerato nell’episodio citato in precedenza, il ragazzo svedese sfoga la sua frustrazione nei confronti dei media, sostenendo di essere stato oggetto di un attacco personale. Estrapolare frasi da questo video sarebbe ingiusto, in quanto una delle cose contestate da PewDiePie sia proprio l’abitudine mediatica di decontestualizzare frasi o atteggiamenti a favore del messaggio che si vuole comunicare. Questo è il video completo, è sottotitolato in italiano e se avete 11 minuti di tempo e un minimo di interesse per la vicenda vi consiglio di guardarlo tutto:

 

Simone Buzzi Reschini

Simone Buzzi Reschini

Nato a Varese, si laurea in Lettere Moderne a Milano e ora vive a Bologna dove frequenta la magistrale di Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Appassionato ad arte di cinema, navigatore incallito e divoratore di serie TV.