Il linguaggio delle catastrofi spiegato dal geologo Mario Tozzi – Festival della Comunicazione

L’ultima volta che era stato ospite a Camogli, non aveva potuto tenere la sua conferenza a causa dell’allerta meteo altissima. Oggi Mario Tozzi torna nella città del Festival della Comunicazione per parlare del linguaggio delle catastrofi, a poche settimane dal terremoto che ha colpito Amatrice e tutto il centro Italia. E proprio da quest’ultimo evento parte per descrivere come i giornali abbiano raccontato (e male) l’evento sismico: tra i tanti quotidiani che hanno riportato la notizia, la Repubblica ha titolato, il mattino seguente, “Come una guerra. Paesi rasi al suolo”: ma perché, si chiede il geologo, viene fatta questa analogia, parlando di un fenomeno che viene da sopra e non da sotto? Non si è certo trattato di un bombardamento e il paragone che si usa è, nel linguaggio da catastrofi, improprio.

Ma Tozzi ne ha per tutti, e si rivolge direttamente alle penne dei maggiori quotidiani italiani: Enzo Bianchi, per esempio, parla di “Rabbia della natura”, ma, contesta il geologo, la natura in questo caso non ha fatto altro che il suo mestiere. Ella non è un nemico, nemico è, piuttosto, chi si è mosso male sulla terra. Esattamente come ha detto Gramellini nel suo Buongiorno: l’editorialista de La Stampa è infatti dell’idea che Dio c’entra poco, come anche il terrorismo. Quello che è successo ad Amatrice è stato, piuttosto, un attentato che gli italiani si sono fatti da soli. E non, come ha scritto Stella, che il terremoto ha “azzannato e sbriciolato” i paesi del centro Italia: il vero “colpevole” è l’uomo, che solo deve rispondere delle sue azioni (sbagliate) di controllo e regolamentazione delle costruzioni sul territorio.

Parlando di “Act of God” Severgnini commette lo stesso errore: non si è trattato di un disastro naturale ma di un evento naturale che è diventato disastro per colpa nostra. L’unico evento naturale su cui gli uomini non hanno potere, sottolinea Tozzi, è l’impatto con l’asteroide: “quindi –dice – mettetevi fuori dalla finestra con la mazza da baseball e aspettate di colpirlo”.

Insomma, per Mario Tozzi il vero problema è che noi non abbiamo memoria:  quanto successo ci fa paura e, per questo, preferiamo pensare alla fine del mondo profetizzato dai Maya piuttosto che capire qual è il tipo di territorio su cui viene costruita la propria casa. Questa è colpa dell’uomo, dei sindaci, dei costruttori. E anche quando i media parlano di catastrofi, la cosa migliore sarebbe sapere ciò di cui stanno parlando, senza farsi prendere la mano dal racconto romanzato della natura terribile nascondono, in realtà, discorsi più seri: le catastrofi non esistono, esiste solo la nostra capacità di vivere armonicamente con il mondo che ci circonda.

Clara Amodeo

Clara Amodeo

Milanese classe 1989, si diploma al liceo classico G. Parini di Milano per poi conseguire la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali (2012) e la laurea magistrale in Storia e Critica dell’Arte (2014). Pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia dal 2010, ha collaborato con diversi giornali, cartacei e online, di Milano e Provincia. Ha un blog sulla street art (www.anotherscratchinthewall.wordpress.com). Ama viaggiare e tenere un diario di bordo.