L’hijab di Nike sta creando molte polemiche

Circa due settimane fa, vi avevamo parlato in un articolo del Pro-Hijab di Nike. L’indumento creato appositamente per le atlete musulmane, in modo che possano coprirsi il capo durante le gare, come richiesto dalla legge islamica.
È il primo prodotto del suo tipo. Prima, nessun grande brand sportivo aveva dedicato un accessorio alle atlete che intendevano gareggiare a capo coperto.

Sui social si è però scatenata, in queste due settimane, la polemica. La scelta di Nike è stata pesantemente criticata da molti. Il motivo: l’azienda statunitense è stata accusata di monetizzare sulla «oppressione delle donne».

 

A difendere Nike ci ha pensato però Amna Al Haddad. L’atleta degli Emirati Arabi è una delle due che hanno collaborato con Nike per lo sviluppo del prodotto. «È una necessità che molte donne hanno mostrato di avere, e ci sono molte atlete professioniste che stanno combattendo per il diritto di competere con l’hijab!».

La forza del messaggio di Al Haddad sta nel considerare la scelta di Nike come una potenziale fonte di partecipazione sportiva e di indipendenza delle donne musulmane. L’atleta ha poi pubblicato sul suo profilo Instagram un post in cui afferma che l’hijab sportivo «di certo incoraggerà una nuova generazione di atlete a intraprendere lo sport in maniera professionale».

Giorgio Di Leo

Giorgio Di Leo

Classe 1992, nato e cresciuto (ahimè!) nella provincia di Milano. Laureato in Scienze Politiche. Aspirante giornalista e amante del calcio e del basket, non posso che stravedere per Federico Buffa.