La sconfitta del chavismo in Venezuela

Il 6 dicembre si sono tenute le elezioni parlamentari in Venezuela. Il risultato, anche se già annunciato dai sondaggi nei giorni precedenti alle elezioni, è stato comunque eclatante. Dopo 17 anni, da quel lontano 1998 in cui Hugo Chávez divenne presidente del Venezuela, per la prima volta il partito bolivariano è stato sconfitto alle elezioni.
Si tratta di una svolta importantissima per quanto riguarda il paese sud americano, perché la sconfitta riportata dal partito di Maduro è stata netta ed indiscutibile.

Il partito di opposizione Mud (Mesa de la Unitad Democrática) ha conquistato la maggioranza dei seggi in parlamento, con 99 seggi contro i soli 46 del partito presidenziale, il Psuv (Partido Socialista Unido de Venezuela).

 

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Lo stesso presidente Maduro, erede designato di Chávez, ha così commentato: «Mi rivolgo a tutto il nostro
popolo, affinché riconosca e accetti pacificamente la sconfitta.» Maduro afferma di essere stato sconfitto dalla grave crisi economica in cui versa il paese. Il Venezuela risente fortemente del crollo del prezzo del petrolio avvenuto negli ultimi 18 mesi, oltre che dell’inflazione dei prezzi e della corruzione dilagante interna alle cariche pubbliche. E se in passato la forte e carismatica leadership di Chávez aveva comunque garantito la vittoria al Psuv, Maduro non è stato in grado di fare altrettanto.

 

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Per il Venezuela questo è davvero un grande cambiamento, in quanto l’opposizione anti-chavista può ora controllare il parlamento del paese, tentando di porre un freno ai poteri del presidente Maduro e di ridare quindi credibilità all’organo parlamentare, ormai sottoposto da anni alle scelte dell’esecutivo. Ma se i risultati di Maduro sono facilmente migliorabili da parte del Mud, sarà molto difficile replicare i risultati ottenuti negli anni di governo Chávez. Le riforme sociali ed economiche introdotte del caudillo, conosciute come Missioni Bolivariane, quali l’abbattimento dell’analfabetismo, il controllo delle malattie e il superamento della povertà, sono inarrivabili e impensabili allo stato attuale delle cose, per via della crisi in cui versa il paese e dell’assenza di una figura carismatica come quella dello stesso Chávez. Nel breve periodo infatti, il governo non potrà fare nulla per risalire dal baratro della crisi economica, e gli effetti di questo si riverseranno sull’impossibilità di compiere delle adeguate manovre sociali che aiutino realmente la popolazione.

Per quanto riguarda il grande nemico del Venezuela, gli Stati Uniti, non sono state colte reazioni “ufficiali” da parte della Casa Bianca ai risultati delle elezioni venezuelane. Tuttavia, sin dal 2013, da quando cioè è stato eletto come erede di Chávez, Maduro ha sempre sostenuto che il governo Usa stesse tentando di destabilizzare la sua leadership, spingendo la popolazione anti-chavista in un limbo sempre più profondo di insofferenza verso le politiche del governo. Se dunque l’obiettivo degli Stati Uniti era quello di rovesciare il governo bolivariano del Venezuela, per eliminare uno dei suoi più strenui oppositori nel Sud America fin dai tempi di Chávez, pare proprio che ce l’abbiano fatta.

Giorgio Di Leo

Giorgio Di Leo

Classe 1992, nato e cresciuto (ahimè!) nella provincia di Milano. Laureato in Scienze Politiche. Aspirante giornalista e amante del calcio e del basket, non posso che stravedere per Federico Buffa.

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