Dov’è Mario? Il ritorno di Corrado Guzzanti

Questo mercoledì 25 Maggio su Sky Atlantic e Tv8 è tornato in televisione Corrado Guzzanti. E insieme a lui è riapparsa sugli schermi italiani quella comicità satirica e spregiudicata che mancava dai tempi di Boris

Dov’è Mario? è il titolo della serie, che al contrario delle classiche comedy andrà a comporsi di soli quattro episodi della durata di circa tre quarti d’ora ciascuno. Stando a quanto si vede nel primo episodio, questa nuova creatura di Guzzanti promette molto bene e potrebbe finalmente aprire le porte alle serie comiche anche qui in Italia.

La puntata si apre con un incidente stradale, un camion, una strada notturna e centinaia di libri svolazzanti. La vittima di questo incidente è Mario Bambea e appartiene a quella categoria di intellettualoidi della vecchia sinistra italiana che Guzzanti ha già avuto modo di parodiare nelle tante imitazioni che hanno contraddistinto la sua carriera. Lo shock ricevuto in seguito all’incidente, combinato con i problemi di sonnambulismo di Bambea, dà vita ad un vero e proprio mostro: un uomo rozzo, volgare, un vero e proprio burino romano, ma con una personalità travolgente.

 

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Dov’è Mario? è una versione contemporanea, comica e “italiana” de Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Di giorno scrittore, professore e intellettuale con tanto di erre moscia, di notte si trasforma in un comico tanto volgare e ignorante quanto amato dalle folle, Bizio Capoccetti. Rappresenta tutto ciò che Bambea ha sempre respinto ma che ora sta emergendo prepotentemente dagli abissi del suo Io. Questa repulsione è evidente quando a Bambea viene mostrato un video su YouTube della sua controparte esibirsi. Ne rimane schifato, disgustato, come se avesse visto un mostro riprovevole.

La serie riesce a combinare alla perfezione la comicità più becera con una velata riflessione sull’attuale situazione politico-sociale italiana. Capoccetti si fa portavoce di una visione bigotta e generalista su tematiche come il razzismo e l’omosessualità, una critica implicita ai gusti e alle abitudini televisive di milioni di italiani. Ma anche quando la critica passa in mano agli uomini di cultura di sinistra, “la guida morale del paese”, le cose non migliorano e si sfocia dall’elitarismo culturale a un complottismo surreale. Perché tutti lo sanno, Master Chef è un prodotto della massoneria atlantica.

 

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Inoltre, la straordinaria interpretazione e presenza scenica di Guzzanti è ben incorniciata dalla presenza di personaggi come quello di Dragomira: una poetessa radicale rumena diventata badante. Sarà lei l’unica a conoscenza del segreto di Bambea e col tempo diventerà parte integrante del numero comico di Capocetti, concludendo la sua esibizione con la recitazione di poesie strazianti o esilaranti a seconda del contesto.

La tematica del trasformismo e dello sdoppiamento d’identità era già stata utilizzata da Maccio Capatonda per la sua serie su MTV, Mario (GOMBLODDO!1!!11). Scherzi a parte, sembra proprio che Guzzanti abbia più frecce al suo arco rispetto a questo predecessore, sia per la qualità della produzione in generale, che per l’esperienza e il talento innegabili del suo creatore. Dunque, non resta che vedere cosa hanno in serbo gli altri tre episodi, sperando che le grandi aspettative, per una volta, verranno soddisfatte.

Simone Buzzi Reschini

Simone Buzzi Reschini

Nato a Varese, si laurea in Lettere Moderne a Milano e ora vive a Bologna dove frequenta la magistrale di Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Appassionato ad arte di cinema, navigatore incallito e divoratore di serie TV.