Giustizia, comunicazione e privacy ai tempi di internet: il parere di tre esperti – Festival della Comunicazione

“Giustizia, comunicazione e privacy: la Comunicazione al tempo del web”, questo il titolo dell’incontro che va in scena oggi in piazza Battistone a cui sono presenti tre massime autorità in materia: Gherardo Colombo magistrato italiano, ritiratosi dal servizio e noto per aver condotto o contribuito a inchieste quali la scoperta della Loggia P2, l’omicidio Giorgio Ambrosoli e Mani pulite; Vincenzo Roppo, professore di Diritto civile nell’Università di Genova e avvocato, esperto di diritto dell’informazione e delle comunicazioni di massa e già membro del Consiglio di amministrazione della RAI e di Cinecittà Holding; Armando Spataro, Procuratore della Repubblica di Torino, ex Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano e coordinatore del Gruppo specializzato del dipartimento antiterrorismo.

Roppo parla della necessità di difendere i diritti dei cittadini, ma per difenderli l’azione pubblica può sembrare minacciosa delle volte ma è necessaria, poiché serve a tracciare i giusti confini per esempio tra la pratica e l’uso delle intercettazioni telefoniche e le esigenze penali della repressione dei reati.

Lo stato deve vigilare per il bene comune e può trovarsi di fronte a dei contrasti, come quello avvenuto tra Apple il governo Americano, quando un giudice ordinò alla società di Cupertino, che si oppose, ad aiutare gli investigatori a decrittografare i dati degli iPhone di un terrorista.

A proposito di Apple e Amazon, esempi di «identità economiche poderose», Roppo ha spiegato come queste company cerchino spesso di avere i massimi profitti dalle politiche fiscali, facendo anche accordi con gli stati: di recente l’UE ha condannato Apple a versare 13 miliardi di tasse arretrate all’Irlanda, perché l’isola verde aveva concesso alla società americana un regime fiscale più favorevole per spostare la propria sede lì.

Roppo spiega come la Costituzione ignora però due aspetti fondamentali della comunicazione: la televisione e internet. «La costituzione si limita a trattare della stampa», inoltre la Costituzione non tratta di alcuni diritti riconosciuti oggi, come «il diritto alla privacy». Dire queste cose non vuol dire che la Costituzione sia obsoleta, semplicemente significa prendere atto che ci sono delle mancanze. Come ovviare a questa lacune? Grazie ai giudici e alle loro «elaborazioni giurisprudenziali». La giurisdizione dei giudici è uno strumento importante in tal senso.

Il professore dell’Università di Genova conclude il suo intervento andando un po’ fuori tema e dichiarando il suo sostegno al Sì al prossimo referendum costituzionale, mentre Colombo e Spataro si sono professati contro.

A questo punto Colombo prende la parola, contraddicendo Roppo, poiché «ci sono alcuni articoli della Costituzione che già accennano al diritto alla privacy come l’art. 14 e l’art 15». Secondo Colombo la «Costituzione si occupa già di questa materia specifica», e se occupava prima ancora che diventasse un tema centrale della giurisprudenza.

Sul web Colombo sostiene che «il diritto all’uso internet dovrebbe essere collegato alla libertà di pensiero», ma c’è ancora del lavoro da fare sui diritti digitali perché per esempio delle compagnie «over the top, come Facebook e Google non sempre rispettano la riservatezza delle persone».

Colombo termina il suo intervento dicendo che «la Costituzione dovrebbe tutelare il diritto di avere la propria identità in internet».

Quando la parola passa a Spataro, anche lui ammette di non essere d’accordo con Roppo, sostenendo che la privacy sia già tutelata dalla Costituzione.

«L’informazione è una materia di cui mi occupo da sempre» spiega Spataro, sottolineando come i media possano influenzare anche i processi o il lavoro dei magistrati. Nel caso del delitto di Cogne, Annamaria Franzoni fu condannata e le indagini furono approfondite «grazie alla pressione mediatica», anche se alcuni sostenevano che questa pressione avesse condotto a una sentenza sbagliata.

Spataro chiarisce anche la sua opinione sul rapporto tra media e giudici oggi: «Non siamo più ai tempi del fascismo dove la sentenza del giudice doveva soddisfare le aspettative del popolo», adesso le cose sono diverse.

Secondo Spataro il ruolo del magistrato è quello di investigare su un fatto, «non di fare lo storico o il moralizzatore del popolo». Questo è un vizio che il Procuratore di Torino ha notato essere presente in alcuni suoi colleghi.

Per concludere, ha anche detto che andrebbe approfondita la conoscenza dei canali sotterranei del web, perché per l’Isis usa questo strumento per reclutare nuove forze e diffondere i propri video. Contro il terrorismo le intercettazioni sono state fondamentali, infatti sono state usate «per sventare tre attentati» di cui non si è parlato.

Infine Spataro sostiene che «di fronte a questa realtà è anche difficile fissare delle regole, i principi però ce li abbiamo e dobbiamo osservarli con freddezza e con ragione».

Alessio Scalzo

Alessio Scalzo

Cresciuto ad Agrigento, milanese dal 2009. Laureato in Lettere Moderne, esperto di editoria, dal 2016 abbraccia The Query come redattore e content editor.