Game of Thrones 6 al giro di boa

Lunedì 23 maggio alle 3 del mattino, in contemporanea con gli USA, è andato in onda su Sky Atlantic “The Door”, l’episodio numero 5 della sesta stagione di Game of Thrones. Ciò significa che la serie è giunta esattamente a metà stagione, siamo al giro di boa e ci stiamo avvicinando alla fine. A questo punto possiamo tirare un po’ le somme e capire come sta andando questa stagione. Ma attenzione, occhio agli spoiler!

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Gli showrunner D.B. Weiss e David Benioff, prima del debutto, hanno dichiarato che questa è la stagione di cui si ritengono più soddisfatti. È anche la prima che si distanzia radicalmente dai libri, perché il materiale scritto da George R. R. Martin è finito e la serie invece ha proseguito… e i poveri lettori non sono più onniscienti. La 6×01 è stata trasmessa la notte tra il 24 e il 25 aprile ed è stato un classico primo episodio de Il Trono di Spade. È iniziato esattamente dove ci eravamo interrotti con la quinta stagione ed è stata perlopiù una puntata introduttiva, che ha ripreso le tante storyline lasciate in sospeso. Come tutti i primi episodi da sei stagioni a questa parte, dunque, poca azione e qualche emozione, ma contenuta.

Dalla seconda puntata invece c’è stato un netto cambio di passo. Il ritmo si è fatto molto più serrato rispetto agli anni scorsi e si avverte chiaramente che ci stiamo avvicinando sempre di più alla fine di questa storia epica ed intricata.

Lo capiamo, per esempio, dalla quantità di morti “importanti” che si sono susseguite in 5 episodi, da Doran e Trystane Martell a Roose Bolton, fino a Balon Greyjoy. Sembra che l’ottava sarà la stagione conclusiva. Il ritmo degli eventi è quindi più veloce rispetto alla staticità che ha caratterizzato molti episodi di Game of Thrones e queste morti accelerate sono necessarie per risolvere le varie trame che, con ogni probabilità, dovranno arrivare a congiungersi.

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Lo capiamo dalla presenza di due sacerdotesse rosse di R’hllor, Signore della Luce, una a Meereen e una alla Barriera. Entrambe hanno visto tra le fiamme la reincarnazione di Azor Ahai, il Principe promesso che dovrebbe salvare i Sette Regni dall’oscurità (leggasi Estranei). Kinvara, a Meereen, è convinta che Azor Ahai sia Daenerys Targaryen. Dany è il sangue del drago, per ben due volte si è buttata tra le fiamme e ne è uscita illesa (e la prima volta dal falò sono nati tre draghi). Chi ha assistito la venera quasi come una divinità.

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Melisandre invece, dopo aver sostenuto Stannis, ora crede che il Principe che fu promesso sia Jon Snow. Jon è stato tradito e pugnalato a morte dai suoi confratelli dei Guardiani della Notte, ma Melisandre per volere del Signore della Luce l’ha riportato in vita. Anche lui viene visto come una sorta di divinità.

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Troppi Azor Ahai in circolazione? Che R’hllor mandi segnali confusi ai suoi adepti? Ricordiamo che la saga cartacea si chiama Le Cronache del ghiaccio e del fuoco. Se Dany è fuoco e Jon è ghiaccio potrebbero essere entrambi fondamentali nell’ormai imminente guerra per il Continente Occidentale.

Lo capiamo soprattutto dalla storyline di Bran, che ritroviamo per la prima volta dalla quarta stagione. Raggiunto finalmente il Corvo con Tre Occhi, Bran impara a vedere nel passato sfruttando gli alberi-diga. Le sue visioni portano al pettine dei nodi cruciali per la trama. Ad esempio, iniziamo a scoprire cosa successe all’esterno della Torre della Gioia, dove morì Lyanna Stark, sorella di Ned e, molto probabilmente, vera madre di Jon Snow. Secondo le teorie dei fan Jon sarebbe infatti frutto dell’amore tra Lyanna e Rhaegar Targaryen. Dovremmo scoprire la verità più avanti, alla fine della stagione, vista l’importanza che avrebbe questa rivelazione se le ipotesi fatte fossero fondate. Invece due nodi vengono sciolti proprio nel corso dell’ultimo episodio. Uno di questi è l’origine degli Estranei, nemesi dell’umanità, creati dai Figli della Foresta per proteggersi durante la guerra coi Primi Uomini. Scopriamo anche cosa è successo a Hodor, che da ragazzo si chiamava Wylis (Walder nei libri) e parlava e interagiva normalmente con gli altri. Hodor nasce nel momento in cui muore: era infatti intrappolato in un loop temporale tra passato e presente, destinato a trovare la sua fine per proteggere Bran, colui che, entrando nella sua mente dal passato, involontariamente lo aveva ridotto così. Una scena davvero straziante, una di quelle da cui difficilmente ci riprenderemo.

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In “The Door” c’è un’altra scena straziante e altamente simbolica, ovvero la morte del metalupo di Bran, Estate, per mano dei non-morti, creature dell’Inverno. In questo momento capiamo che l’inverno sta veramente arrivando, e con lui gli Estranei. E quando arriveranno le pretese al Trono non avranno più nessuna importanza, conterà solo sopravvivere.

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Vogliamo concludere quest’articolo con un dovuto tributo: RIP Hodor.

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Beatrice Cois

Beatrice Cois

Nata a Cagliari, si trasferisce a Milano per seguire il suo amore per il cinema, la televisione e la scrittura. Qui si laurea in Comunicazione, Media e Pubblicità e si iscrive alla magistrale in Editoria, Comunicazione e Moda. In cerca della sua strada.