Il fascino del Male nella Rete. Donato Carrisi e le crime fiction – Festival della Comunicazione

«Scrivere crime fiction sulla paura al tempo di internet è impossibile». Donato Carrisi, scrittore, è lapidario.

«Internet non è una realtà parallela, su internet non accade nulla, è solo il riflesso deformato della realtà, non puoi raccontarla né in un libro né in un film. Di conseguenza, il cyber criminale non può far paura, sono le conseguenze delle sue azioni che possono creare dei problemi».

A questo proposito Carrisi racconta un episodio del suo passato.

«Mentre scrivevo Il Suggeritore mi sono imbattuto in una strana storia: il mio professore di criminologia all’università aveva appesa nel suo studio la foto in bianco e nero di un bambino angelico e paffutello e noi non sapevamo chi fosse o perché fosse appeso lì. Il bimbo nella fotografia era Adolf Hitler a 5 mesi».

Il professore a quel punto chiedeva: questo bambino è buono o cattivo? Se aveste la possibilità di tornare indietro nel tempo, uccidereste il piccolo Hitler? Non esiste risposta, ma all’epoca di internet si giudica con la velocità di un click.

Carrisi, con una dettagliata carrellata sulla sua produzione letteraria, racconta tutti gli elementi tecnologici, misteriosi ed esoterici che lo hanno ispirato per i temi dei suoi romanzi: come un Dan Brown all’italiana cerca di affascinare la platea, attraverso aneddoti già noti o fatti di cronaca macabri che insistono sul voyeurismo dell’ascoltatore e del lettore.

Il nodo centrale della questione è proprio questo: siamo tutti voyeur quando si parla di crimine, tutti vogliamo conoscere il movente, le azioni e la conclusione della storia, affascinati dalle dinamiche del male.

«Il Bene, senza il Male non esiste, il male è un contrappunto necessario per distinguere il bene. E il Bene e il Male si confondono nella rete».

Flavia Irene Gatti

Flavia Irene Gatti

Nata fra i laghi bergamaschi. Cresciuta a pane e Guccini, libri e film. Mi laureo in Lettere moderne e nel frattempo scopro le serie tv. Vorrei viaggiare per scrivere e scrivere per viaggiare.