Difendersi dalle bufale? È possibile, con BUTAC!

Risale a metà Novembre di quest’anno la notizia secondo la quale, dopo le critiche relative alla disinformazione online, i grandi giganti hi-tech, Google e Facebook, si sarebbero detti pronti ad iniziare l’offensiva contro l’enorme mole di notizie false che corre velocemente online. Ciò che è certo è che su internet passa ormai una buona fetta della nostra dieta mediatica con implicazioni difficili da delineare, ma reali: dai dibattiti sull’efficacia delle vaccinazioni, alle teorie complottiste sulle scie chimiche, alle bufale a sfondo politico o razzista.

Ma, in attesa che Big G e la rete sociale in blu prendano i loro provvedimenti, come possiamo difenderci da tutto questo? Un aiuto ce lo può dare Maicolengel con il suo blog BUTAC: Bufale un tanto al chilo, che si è prestato per una chiacchierata con noi di The Query.

“Il nostro vuol esser un blog fatto con passione, la passione per l’informazione corretta, la passione per la verità- recita sul suo sito BUTAC – Cerchiamo di scovare quelle che sono le false informazioni veicolate online, ma anche sui giornali e in televisione, e proviamo a sbufalarle o renderle più chiare! Non vogliamo fare polemiche politiche o ideologiche, ma solo apporre davanti a tutto scienza e correttezza d’informazione”.

Niente da aggiungere sulla presentazione, ma chi è l’ideatore del progetto e come ha iniziato la sua campagna anti-bufala?

«Quando ho avuto il primo figlio mi sono reso conto di avere molti amici che credevano ad alcune bufale sulle vaccinazioni e così mi sono messo a “sbufalarle”, pur non essendo medico. Gli amici hanno cominciato a dirmi che le cose le avevo spiegate in maniera molto semplice e diretta e mi hanno consigliato di aprire una pagina su facebook. E così ho fatto. La pagina ha iniziato a crescere moltissimo e dai miei trenta o quaranta amici nel giro di un mese avevo 1500 persone che mi seguivano. Un’altra amica mi ha quindi consigliato di aprire un blog e adesso siamo cresciuti e abbiamo più o meno 20k lettori al giorno. Per fortuna non sono più da solo in questa avventura e negli anni si sono aggiunti anche alcuni amici con conoscenze specifiche, un medico, un avvocato, uno psicologo, svariati biologi, per diventare una cosa più professionale, pur rimanendo nell’amatoriale».

(Nessuno di quelli che vi collaborano viene pagato e le pubblicità presenti nel sito servono a coprire le spese e le iniziative che portano avanti)

Col tempo infatti si sono resi conto che sbufalare solo online funziona solo per contrastare quelle testate che pubblicano solo bufale, ma non basta. Per riuscire nel loro intento hanno deciso di rivolgersi ai giovani con corsi nelle scuole, cercando di smuovere anche l’ordine dei medici.

«Quello che ci tengo a dire è che io non so nulla, ma so usare il mezzo informatico. Bisogna essere capaci a trovare le fonti e, con il giusto tipo di istruzione, partendo magari da un liceo, tutti sarebbero in grado di fare. Oggi questo manca. Ma nei nostri progetti c’è anche quello di arrivare ad un dialogo con il Ministero dell’Istruzione». Il suo scopo è infatti questo fin dell’inizio: acquistare abbastanza autorevolezza da riuscire ad arrivare a qualcuno che veramente possa cambiare le cose.

Quanto è difficile sfatare una bufala?

«Se parliamo di un dialogo faccia a faccia e io ho le fonti per sbufalarti è molto facile. Il problema è quando il dialogo avviene online: lì è praticamente impossibile. Quando la bufala è una manipolazione della realtà è difficilissimo riuscire a convincere le persone in rete, bisogna prenderle una ad una».

Ma perché è così facile credere alla bufala piuttosto che alla verità?

«La risposta è tristemente facile: la gente vuole sentirsi dire ciò che già sa o crede di sapere».

E riguardo ai possibili provvedimenti di Google e Facebook?

«Io ci spero tantissimo. Sarà un lavoro difficilissimo, soprattutto per facebook per il quale in realtà le pagine che diffondono bufale sono una risorsa. Google ha più frecce al suo arco, ma il problema che si creerà sarà: “chi controlla i controllori?”. Che l’operazione sia affidata ad un algoritmo o ad un essere umano il problema sarà sempre chi decide che cosa è realtà e cosa bufala. Ma comunque spero riescano a creare un algoritmo intelligente».

Perché le bufale si impongono di più delle notizie vere?

«Mentre chi legge la bufala si indigna e vuole che tutti sappiano, il razionale che riconosce la sbufalata non si indigna, la legge, la capisce, ma non la diffonde. Quello delle pagine che diffondono bufale è un pubblico già disposto all’indignazione e alla condivisione. Così la notizia vera avrà molta meno iterazione e quindi meno diffusione».

 

Giorgia Prina

Giorgia Prina

Laureanda in Lettere moderne a Milano, cerca sempre nuovi modi per viaggiare e per conoscere il mondo. Sogna un futuro con lo zaino in spalla e una penna in mano.