Il deep web e i segreti della rete

La prima serata del Festival della Comunicazione è colorata dai discorsi di Paolo Fabbri, semiologo e storico collega, nonché amico, di Umberto Eco.

Sviscerando il tema proposto dallo stesso Eco per il festival di quest’anno, un discorso sui pro e i contro del web, arriva al pensiero che va fatta una critica della società informatica così come si è fatta una critica sulla società industriale

L’argomento centrale del suo intervento è sui segreti della società della comunicazione e sul Far Web, diviso in Web Visibile (Clear Web) e Web Profondo (Deep Web), da notare che la grandezza della parte visibile del Web è stimata essere soltanto il 4% della totalità delle pagine consultabili.

Tant’è che per parlare di questo argomento si utilizzano una serie di metafore come il buco nero la fossa delle marianne e l’iceberg, per mettere l’accento su quanto sia davvero profondo.

Ma il Deep Web è consultabile, anche facilmente, utilizzando Tor accostato ad Onion come browser, entrando in strati di crittografia e luoghi poco chiari che potrebbero rovesciarsi sull’utente sprovveduto.

Il deep web utilizza come criterio fondante la crittografia, che si caratterizza con alcuni criteri:

Confidenzialità
Integrità del messaggio
Reperibilità
Autenticazione
Anonimato

Idealmente sembrano delle caratteristiche molto belle ed utili, ma quel punto caratterizzato dall’anonimato è il rovescio della medaglia.

All’interno del web profondo si è dunque venuto a creare un mercato nero (Blacknet nel 2002) che utilizza una sua valuta, abbastanza volatile, il Bitcoin.
Ma cosa si trova al suo interno di così interessante? Si vende, pornografia, droga (Silkroad), pedofilia, armi, passaporti e documenti falsi, monete contraffatte, carte di credito, organi, animali proibiti scommesse e assassini.

Si riduce tutto all’estrema possibilità data della mano nera del capitalismo.

Singolare anche l’utilizzo fortissimo fatto dalla Propaganda Isis, che nei suoi siti oltre le immagini cruente e testi di conversione si trovano inserite fotografie di gattini che saranno indicizzate e cercate anche da chi non pensava di arrivare in quei luoghi.

Ma il 43% di quello che accade all’interno del deep web non è fatto da discorsi e ricerche illecite, si creano dibattiti politici, dibattiti sulla rete stessa e spesso le aziende lo utilizzano per passarsi dei segreti in maniera criptata.

In ogni caso ci si trova in un luogo di possibile libertà positivaattraverso i big data, qui ovviamente si pone  il problema della comprensione di ciò che si ha davanti e la confusione generata dai dati stessi.

Quindi Pro o contro? Semplicemente No e sì.
Siamo davanti a un farmaco (pharmakos), la tecnologia ha un senso quando c’è chi si prende la responsabilità di rispondere.

Primo Vanadia

Nato a Palermo, appena finito il liceo si trasferisce a Milano, laureato in comunicazione e pubblicità. Fotografo, content media manager ed aspirante giornalista. Fonda Arte Rivista nel 2014 e The Query nel 2016, qualcosa sta cambiando.