Curvy: non è la taglia a fare la modella

Settimane della moda in tutto il mondo, e su ogni passerella vediamo sfilare, algide e filiformi, modelle magre, magrissime, che avanzano con sguardo fisso e implacabile.

Per presentare le loro creazioni le case di alta moda propongono sempre lo stesso tipo di donna, che noi cerchiamo di imitare, strizzandoci in jeans o abiti troppo stretti.

Eppure se ci guardiamo per strada, fra le nostre amiche o fra le donne che ammiriamo, non è certo la taglia 38 ad andare per la maggiore: la moda non rispecchia la realtà. Gli addetti ai lavori si giustificano dicendo che per mostrare al meglio un vestito serve un manichino (in questo caso ambulanti) e che una donna dalle taglie vere distrarrebbe dal vestito stesso. Ma se poi le (non) forme delle modelle da passerella vengono assunte a canoni di bellezza, le comuni mortali che fanno? Dukan a vita?

No. Perché esiste un’alternativa, ma viene sempre troppo snobbata dai big della moda: sono le modelle curvy, modelle dalle forme morbide che ci fanno pensare che ogni donna è bellissima con il corpo che ha.

 

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Backstage Beautiful Curvy

E perché le modelle formose non si vedono più spesso sulle passerelle di moda internazionali? Periodicamente i media ci informano che un qualche stilista rivoluzionario fa sfilare per la sua collezione modelle curvy, quando in realtà l’atto più eclatante che ha compiuto è stato eliminare modelle XXS. Recentemente in Francia è stata introdotta una legge anti anoressia che vieta alle modelle con un indice di massa corporeo troppo basso e con disturbi alimentari certificati di sfilare, ma come si può osservare dalla sfilata di Yves Saint Laurent all’ultima settimana della moda parigina, pare siano riusciti a scovare qualche scappatoia.

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I brand che optano per la filosofia curvy sono pochi e in generale le modelle più formose fanno la loro comparsa in occasione di spot o campagne che invitano le donne ad accettare e ad amare il loro corpo, soprattutto nel nostro Paese.

Una modella curvy in Italia va dalla taglia 44 alla 48 (Miss Italia Curvy è una taglia 42, in realtà), mentre all’estero, specie negli Stati Uniti, le curvy vanno dalla 48 in su; oltre questa taglia da noi sono chiamate “plus sized” e difficilmente fanno la loro comparsa sulle passerelle.

«Sembra che il mondo della moda italiano dica che le modelle curvy fanno passare il messaggio: grasso è bello» dice Annachiara Fatiguso, modella curvy taglia 46 «In realtà il messaggio è che ogni donna è bella con la sua fisicità, alta, bassa, magra o in carne che sia. L’importante è che sia in salute» Annachiara ha 21 anni e da un paio, dopo aver iniziato quasi per gioco, svolge l’attività di modella curvy professionista. Prima un servizio fotografico, poi un book, casting, apparizioni televisive e infine il calendario del sito Beautifulcurvy.com, un calendario fatto di donne vere, guerriere, fiere delle proprie forme e della propria professione: modelle.

Perchè allora non basta che si definiscano così, semplicemente modelle, ma è sempre necessario che venga aggiunto l’aggettivo all’inglese curvy? «É il mercato che ci etichetta come curvy, così come fa sempre distinzione fra aziende che fanno abiti per donne in carne e no».

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Annachiara Fatiguso, scatto di Eleonora Proietti

«I media, in generale» prosegue Annachiara «tendono a descriverci come un fenomeno a parte e spesso lo fanno anche in maniera volgare e irrispettosa: per esempio, ricordo che in occasione del lancio della nuova Barbie, quella che rappresenta diversi tipi di donne, al TG4 delle 19 il giornalista che lanciò il servizio lo presentò così: “Si sa che alle donne invecchiando capita di inchiattarsi, è successo anche a Barbie”. E nel servizio mostravano anche il calendario di Beautifulcurvy.com». Un giornalista che, mentre sta svolgendo la sua professione, definisce “chiatte” donne con una taglia superiore alla 40, oltre a essere molto poco elegante e professionale riflette pienamente come siano i media (e più generalmente lo show business) a imporre, anche brutalmente, i canoni di bellezza di oggi.

Perfino in America, solo in apparenza più curvy friendly, le modelle formose fanno fatica a ritagliarsi il giusto spazio negli schermi televisivi: non molto tempo fa uno spot della casa d’abbigliamento Lane Bryant con protagonista, fra le varie curvy, la famosa Ashley Graham è stato censurato sia dalla rete pubblica NBC che dalla rete ABC, apparentemente perchè reputato troppo focoso, con immagini di nudo e (udite udite!) una donna che allatta. Lo spot in realtà non presenta niente di troppo azzardato nemmeno per la puritana America e resta il dubbio se lo stesso trattamento sarebbe stato riservato allo spot con protagoniste filiformi.

«Una modella come Ashley Graham in Italia non potrebbe mai lavorare» dice sconsolata Annachiara, che ha nella curvy americana uno dei modelli a cui ispirarsi, come l’italiana Elisa D’ospina, tutor di moda alla trasmissione Rai Detto Fatto a cui ha partecipato Annachiara.

La moda in sé, in realtà, è un mondo con molto poca elasticità. Le donne, le utilizzatrici finali di questo mondo, quelle che banalmente comprano i vestiti, non hanno alcuna voce in capitolo: entriamo in un qualsiasi negozio di brand commerciali e le taglie sotto la S la fanno da padrone. Sono pochi i brand o i marchi che favoriscono le donne più formose, come per esempio Fiorella Rubino o Parah o, negli USA, Levi’s, che per una campagna ha ingaggiato proprio Ashley Graham. «Conta molto il messaggio che l’azienda di abbigliamento vuole dare» conclude Annachiara «Sono stata da poco ingaggiata per una azienda d’abbigliamento sportivo che mi ha voluta come sponsor, nonostante avessi ripetuto più volte che fossi una curvy. In realtà ero proprio quello che cercavano: una donna sana che si tiene in forma».

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Flavia Irene Gatti

Flavia Irene Gatti

Nata fra i laghi bergamaschi. Cresciuta a pane e Guccini, libri e film. Mi laureo in Lettere moderne e nel frattempo scopro le serie tv. Vorrei viaggiare per scrivere e scrivere per viaggiare.