Diminuire o annullare i danni del petrolio – Kill*Spill

Il 17 aprile, il voto degli Italiani ha deciso il rinnovo delle concessioni alle piattaforme per l’estrazione di idrocarburi nelle nostre acque territoriali.
La campagna –specialmente per il “sì”- è stata molto fitta, concentrata più che altro sugli effetti catastrofici che una fuoriuscita di sostanze inquinanti avrebbe potuto causare alla flora e fauna marina. Le ricerche sono state frenetiche, e ciò che è emerso è che solo dal 2000 si sono contanti più di trenta sversamenti di petrolio su territorio internazionale, con una dispersione di greggio pari a centinaia di migliaia di tonnellate.
Non sarebbe stato il caso italiano, ma effettivamente le ripercussioni di una perdita di petrolio sono fatali per gli esseri viventi che si trovano travolti dal cosiddetto oro nero. Nonostante le precauzioni prese dalle grandi imprese estrattive siano sempre più sicure, capita ancora che qualcosa vada storto.
Per evitare tutto ciò, sono state avviati diversi studi volti alla ricerca di una soluzione ecologica  per evitare la catastrofe una volta che le sostanze inquinanti si siano disperse nell’ambiente.
Il progetto Kill*Spill ha proprio l’obiettivo di sviluppare sistemi biotecnologici efficienti, economici e che non danneggino l’ecosistema per la bonifica degli sversamenti di petrolio. Si tratta di un’indagine finanziata dall’Unione Europea, e noi di The Query abbiamo avuto l’opportunità di fare qualche domanda a tale proposito alla dottoressa Sara Borin, docente di Microbiologia agraria presso l’Università degli Studi di Milano, e responsabile scientifico del progetto per l’unità di ricerca che fa capo all’Università degli Studi di Milano.

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In cosa consiste, essenzialmente, il progetto Kill*Spill?
La sua ambizione è quella di sviluppare nuove soluzioni biotecnologiche per riuscire ad arginare i danni causati da fuoriuscite di petrolio. Vi collaborano 14 università, quattro studi di ricerca, 14 piccole e medie imprese ed una associazione di categoria.

<<I prodotti che sono sotto studio nell’ambito del progetto Kill*Spill sono:
Biosensori; sistemi molto precisi ed economici per monitorare le concentrazioni di petrolio nell’acqua di mare, ed eventualmente la sua biodegradazione.
Disperdenti “environmentally friendly” prodotti naturalmente dai microrganismi e non nocivi per l’ambiente marino.
Formulazioni combinate di microrganismi che degradano il petrolio e additivi che lo rendono maggiormente disponibile ai microrganismi, o che forniscono a questi i nutrienti necessari per essere più attivi, migliorando di conseguenza la biodegradazione.
Additivi per la pulizia di spiagge e sedimenti, dotati, per esempio, di attività assorbente nei confronti del petrolio>>.

Può avere effetti negativi sull’ecosistema?
L’obiettivo del progetto è proprio quello di fornire soluzioni alternative a quelle già disponibili, non completamente efficaci o non sostenibili al 100%.
<<Oltre a mezzi fisici di contenimento dell’inquinamento, che riescono a recuperare solo il 10% dello sversamento, i rimedi attualmente più utilizzati sono la dispersione sulla macchia di petrolio di grandi quantità di sostanze chimiche, che hanno lo scopo di renderlo una microemulsione che in parte sedimenta verso il fondo, e in parte viene utilizzata da particolari microrganismi che sono in grado di “mangiare” il petrolio, incrementandone quindi la biodegradazione. Queste sostanze dispendenti, e gli additivi che vengono aggiunti alla loro formulazione commerciale, sono tuttavia tossici per l’ecosistema.
Il progetto Kill*Spill sfrutta invece i microrganismi degradatori naturalmente presenti nell’ambiente marino, o le sostanze detergenti ed emulsificanti prodotte dai microrganismi stessi, pertanto soluzioni intrinsecamente non nocive>>.

Com’è nata questa idea e quanti anni di ricerca ci sono voluti?
Il progetto è iniziato nel gennaio del 2013, e terminerà a dicembre.

<<L’idea è nata dai professori Nicolas Kalogerakis e Philippe Corvini, che hanno una lunga esperienza nel settore del biorisanamento>>.
Sono loro ad aver raccolto attorno a sé un gruppo di esperti attivi in questo campo, in collaborazione con diverse imprese che hanno contribuito alla formulazione di soluzioni per le fuoriuscite di petrolio.

Quando è previsto il primo utilizzo di queste nuove biotecnologie?
<<Il progetto è al suo ultimo semestre, al termine del quale l’Unione Europea deciderà se i risultati soddisfano i requisiti imposti>>.

Solo a quel punto sarà possibile utilizzare tali strumenti per la bonifica di siti inquinati.

Deborah Gianinetti

Deborah Gianinetti

Nata e cresciuta in un paesino sul lago d’Orta. Laureata in lettere moderne a Milano, si trasferisce a Verona, dove studia giornalismo e editoria. Appassionata di letteratura, serie tv, sport e politica. Amante dei posti freddi, ha però lasciato un pezzo di cuore in Brasile. Sogna di viaggiare per scrivere.