Brexit, la situazione due settimane dopo

Due settimane dopo la vittoria del Leave, vediamo com’è la situazione in Gran Bretagna.

La decisione forse più eclatante è stata quella di Nigel Farage: dopo la vittoria alle urne, il leader dell’UKIP ha deciso di dimettersi dalla guida del partito indipendentista. <<La vittoria del Leave al referendum significa che ho raggiunto la mia ambizione politica>> ha dichiarato.
Ha però deciso, con vena poco coerente, di mantenere la carica di deputato del suo partito nell’Parlamento Europeo.
La risposta di Juncker non si è fatta attendere: il Presidente della Commissione europea ha definito Farage e Johnson <<i tristi eroi della Brexit>>, patrioti di retroguardia che appena la situazione diventa difficile abbandonano la nave, lasciando ad altri il compito di rimediare ai propri colpi di testa.

Farage

La corsa al successore conservatore di Cameron ha ufficialmente preso il via. A sorpresa l’ex sindaco di Londra Johnson, inizialmente favorito, non si è candidato, lasciando la sfida a due a Theresa May –attuale Ministro dell’Interno- e Andrea Leadsom –Sottosegretario all’energia.
La votazione decisiva è in programma il nove settembre. Colei che verrà eletta –prima donna premier dopo Margaret Thatcher- avrà il difficile compito di guidare il Regno Unito fuori dall’Europa, cercando di mantenere compatto un Paese che nelle votazioni è risultato spaccato a metà, e avviare i delicati negoziati con l’Unione Europea.
Bruxelles, però, sembra per ora preferire adottare una linea piuttosto dura e severa nei confronti della Gran Bretagna.

Già poche ore dopo l’annuncio dei risultati del referendum, una forte ondata di razzismo ha colpito tutto il Regno Unito. Sono stati denunciati centinaia di episodi di discriminazione nei confronti degli immigrati, i quali vengono insultati, minacciati e ai quali viene poco gentilmente chiesto di tornare al proprio Paese di origine.
Avvenimenti da una parte inaspettati, essendo un Stato cosmopolita con una popolazione formata dall’8,4% da immigrati (dati risalenti a gennaio 2015), dall’altra forse prevedibili vista la popolarità del partito nazionalista.

Brexit
La Gran Bretagna è attraversata da un razzismo latente, che con la vittoria del Leave ha acquisito forza e confidenza, e ha approfittato della situazione per esprimersi “finalmente” in modo barbaro e arrogante. Tanti immigrati hanno ora paura ad uscire di casa, a prendere i mezzi pubblici, e stanno pensando di trasferirsi in Paesi con migliori possibilità di integrazione.

Infine, molti cittadini britannici sembrano essersi pentiti del proprio voto. Vista la reazione delle borse, degli imprenditori e di tutto il resto d’Europa, milioni di persone hanno chiesto di poter tornare alle urne. A quanto pare, in tanti hanno votato Leave senza sapere davvero a quali conseguenze sarebbero andati incontro, dando un voto di protesta, senza aspettarsi che avrebbe davvero vinto lo schieramento pro uscita. E’ stata quindi lanciata una petizione on line, per chiedere la possibilità di rifare il referendum con l’inserimento, questa volta, di un quorum. In pochi giorni ha raccolto più di tre milioni di firme, ma le possibilità che la richiesta venga accettata, sono prossime allo zero. Gli unici effetti che può avere sono quelli di innescare un interessante dibattito politico tra le parti, e invogliare i cittadini a partecipare con più serietà e preparazione alla prossima chiamata alle urne.

Deborah Gianinetti

Deborah Gianinetti

Nata e cresciuta in un paesino sul lago d’Orta. Laureata in lettere moderne a Milano, si trasferisce a Verona, dove studia giornalismo e editoria. Appassionata di letteratura, serie tv, sport e politica. Amante dei posti freddi, ha però lasciato un pezzo di cuore in Brasile. Sogna di viaggiare per scrivere.