Apologia de I Medici – Masters of Florence

Martedì 8 novembre 2016 – ore 23.30

Questo non sarà un articolo classico. In queste settimane ne ho sentite tante su I Medici – Masters of Florence e avrei voluto scrivere qualcosa di misurato e distaccato per controbattere alle critiche, ma l’ultima puntata della prima stagione si è appena conclusa e ho deciso di buttare giù le mie riflessioni a caldo da fan della serie emotivamente coinvolta quale sono diventata.

Ho iniziato a vedere questo nuovo show, che ha debuttato in anteprima mondiale su Rai 1 il 18 ottobre, con molto scetticismo. Era l’unico atteggiamento con cui mi sembrava possibile approcciarmi ad una fiction della Rai, anche se di respiro internazionale. Diciamo pure che quel respiro internazionale era l’unica cosa che mi aveva incuriosito e spinto a buttare un occhio alla prima puntata, dopotutto Richard Madden (Cosimo de’ Medici) e le sue prove attoriali in Cenerentola e Il Trono di Spade mi sembravano una motivazione sufficiente e se non fossero bastate c’era sempre Dustin Hoffman, un signor attore.

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Con questo spirito ho affrontato la prima puntata. E sono rimasta un po’ perplessa: un po’ per i continui salti temporali, tra 20 anni prima e 20 anni dopo, che hanno caratterizzato i primi episodi e a cui dovevo ancora abituarmi, ma soprattutto perché non era quello che mi aspettavo. Insomma, non stava rispettando i preconcetti che mi ero creata.

E poi mi sono ritrovata ad attendere con una certa trepidazione il martedì successivo. Come si sarebbero evolute le dinamiche della famiglia Medici nel panorama fiorentino del ‘400? Volevo saperne di più, volevo conoscere meglio Cosimo, Contessina, Lorenzo e tutta la casata che ha fatto grande Firenze durante il Rinascimento. Ed è stato con la terza puntata, quando ho abbandonato i miei pregiudizi, che mi sono lasciata conquistare da I Medici, mi sono fatta trasportare dai loro intrighi per quattro settimane e ora mi ritrovo orfana di una serie che ho amato.

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Certo, non è una serie perfetta. Ha i suoi difetti, come (quasi) ogni serie, e per questo le sono state mosse delle critiche, alcune anche giuste. Per esempio il doppiaggio è francamente pessimo, soprattutto quello degli attori italiani, che hanno recitato in inglese e poi si sono doppiati da soli, ma purtroppo senza le giuste competenze per farlo in maniera migliore. Determinate scelte di trucco e parrucco. Non è certo plausibile che le donne siano sempre perfettamente truccate e pettinate in ogni circostanza e che nell’arco di 20 anni non invecchino di un solo giorno. O che per sottolineare il passaggio di questi 20 anni per gli uomini ci si affidi solo al diverso taglio di capelli e barba.

Trovo invece pretestuose altre critiche. C’è per esempio chi dice che la serie non si è del tutto smarcata da tutte le caratteristiche della fiction all’italiana. Vero, come è vero però che è una serie che va pur sempre in onda sulla rete ammiraglia della Rai. In ogni caso è la prima volta che una fiction prova a distaccarsi da quei crismi. E a conti fatti ci riesce abbastanza bene. C’è chi dice che non è all’altezza dei period drama stranieri, ma il metro di riferimento quale è? Il Trono di Spade che non è un period drama? La presenza del fu Robb Stark e di qualche scena di sesso non sono elementi sufficienti per metterle a confronto. Non sarà all’altezza di Downton Abbey, che è una delle migliori serie in assoluto degli ultimi anni (non a caso ha fatto incetta di Emmy Awards e altri premi dal suo debutto fino alla chiusura). Ma se lo paragoniamo con I Tudors, ad esempio, I Medici regge benissimo il confronto.

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Si parla poi di inesattezze storiche. Ed è vero, ce ne sono a iosa. Ma I Medici non è un documentario, è una fiction, ispirata a fatti reali, ma comunque un lavoro di finzione. I fatti storici vengono modificati a favore della spettacolarità e della drammaticità della storia, per creare un maggiore coinvolgimento emotivo nello spettatore.

E, se la si guarda con il giusto spirito, I Medici è molto coinvolgente, con tutti i suoi intrighi, le congiure e i giochi di potere che hanno caratterizzato l’ascesa della famiglia più importante di Firenze. Basterebbero le bellissime musiche e la sigla iniziale, Renaissance, firmata da Skin e Paolo Buonvino, o il panorama mozzafiato della bellissima Firenze con la Cupola del Brunelleschi in costruzione, che non si limita a fare da sfondo ma diventa grande protagonista della storia. Tutto quello che Cosimo e I Medici fanno lo fanno per la famiglia e per Firenze.

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Abbiamo poi dei personaggi sfaccettati e profondi, a partire da Cosimo, prima un ragazzo ingenuo, leale e sognatore, ne seguiamo l’evoluzione in un uomo forte ma dalle mille contraddizioni, spesso vittima di una lotta interiore tra chi è e chi deve essere, non riusciamo mai ad inquadrarlo fino in fondo. Spiccano poi le figure femminili, fra tutte Lucrezia (Valentina Bellè), futura madre di Lorenzo il Magnifico, che nel corso della serie impara a trasformare i lutti in punti di forza e diventa una grande donna, e Contessina (una bravissima Annabel Scholey), la moglie di Cosimo, uno dei migliori personaggi femminili degli ultimi tempi. Intelligente e forte, Contessina è costretta a sposare un altrettanto recalcitrante Cosimo, ma nel corso degli anni impara ad amarlo e a farsi amare e rispettare. Cosimo è un uomo e un marito difficile, che spesso tiene a distanza la moglie in modo anche brusco, ma nonostante ciò Contessina continua sempre a dimostrare il suo amore e la sua fedeltà al marito e alla famiglia Medici e a stargli accanto nonostante i difetti e le difficoltà. Questo non vuol dire che sia succube, non lo è mai, anzi mostra sempre con veemenza ed orgoglio il suo valore di donna e moglie.
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Insomma, I Medici ha le sue pecche, ma per quattro settimane ci ha regalato bei personaggi, trame interessanti, gioie, dolori e anche un pochino d’arte come sfondo, che non guasta. Ci ha tenuto incollati allo schermo senza annoiarci mai, e i risultati di pubblico e i commenti su Twitter ne sono la prova. Ci ha conquistato contro ogni aspettativa e dovremmo essere fieri che l’Italia sia riuscita, finalmente, a creare un prodotto del genere.

Beatrice Cois

Beatrice Cois

Nata a Cagliari, si trasferisce a Milano per seguire il suo amore per il cinema, la televisione e la scrittura. Qui si laurea in Comunicazione, Media e Pubblicità e si iscrive alla magistrale in Editoria, Comunicazione e Moda. In cerca della sua strada.