3 cose che ci piacciono di Agorafobia

Non sarà una recensione canonica, non ho mai recensito un fumetto e non saprei da dove iniziare, anche se sono un appassionato della nona arte e leggo fumetti praticamente da quando ho 11 anni.

Parliamo di Agorafobia, edito da Shockdom, un fumetto molto interessante, apprezzabile e godibile sia per chi i profani, sia per chi mastica quotidianamente pane e graphic novel.

  1. Disegno funzionale alla storia.
    Qualcuno potrà dire che questo è un punto molto banale per come è formulato ma non è così, perché se è vero che tutte le storie a fumetti hanno dei disegni, non in tutte la parte grafica è così importante per immergersi nella narrazione e nel clima stesso che si viene a creare.
    Il senso opprimente di chiusura (sia fisica nella stanza, sia mentale per via di un trauma) che colpisce il lettore è dovuto alla scelta dell’uso esclusivo del bianco e del nero e dalla concezione di certe tavole.
    Tutta la storia è ambientata in una piccola stanza buia, illuminata solo dalla luce di un PC, spesso vista dall’alto.
    Lo spazio angusto e il buio, in cui è intrappolato il protagonista, diventano elementi fondamentali per capire lo stato mentale in cui è immerso: ricordi che lo imprigionano attraverso barriere mentali, vere e proprie mura, che lo intrappolano in una condizione psico-fisica da cui non  sembra esserci via d’uscita e lo costringe all’immobilità
    Il cambiamento di luminosità è anche fondamentale nello sviluppo della storia: l’inizio contiene tavole molto più scure, e più si procede con la storia, più gli sprazzi di luce aumentano. Che sia la chiave per far vedere che il protagonista pian piano esce faticosamente dalla propria oscurità?
  2. Una storia minimalista, ma densa di dettagli. Qualcuno potrà dire che le tematiche affrontate non sono innovative, non sorprendono, ma fermatevi a pensare un attimo: in 46 pagine si può leggere una storia complessa dal punto di vista emotivo ed autoconclusiva, una storia che viene narrata senza aggiungere elementi superflui o barocchi, ma solo essenziali!
    Ci sono accenni delicati e riferimenti più forti al trauma che segna il passato del protagonista, il motore della storia, che non ne parlerà mai chiaramente sviscerando tutti i particolari, eppure alla fine è tutto incredibilmente chiaro e semplice. Chi riusciva a creare un quadro con precise ed essenziali pennellate? Gli impressionisti! Cosa c’è con poche righe può segnare più di un romanzo? Una poesia.
    Siamo di fronte ad un esempio di essenzialità, sia grafica, sia narrativa, che funziona e coinvolgere il lettore.
  3. La scelta del soggetto. Perché questo è un fumetto che può arrivare a coinvolgere emotivamente molte persone? Perché è un fumetto con un soggetto in cui molti di noi potrebbero identificarsi.
    Chi non è mai stato paralizzato dalla paura? Chi non ha lasciato che certe fobie lo condizionassero?
    Questo fumetto ha il potenziale per arrivare a dare uno scossone a molte persone, perché è facile rivedersi nel personaggio principale.
    Cosa ci piace di questa storia? Che è un uomo comune il protagonista, non ha nemmeno bisogno di un nome.
    Ci sono molte graphic novel che non trattano solo di supereroi e lotte su pianeti lontani e sono dei capolavori, come Blankets.
    Dario Moccia e Giovanni “Fubi” Guida ci regalano una storia potenzialmente senza tempo, universalmente valida, dove il rapporto tra narrativa e rappresentazione grafica è di altssima qualità.

Bonus track: in alcuni album si può trovare una traccia in più, qui farò un’ulteriore considerazione.
Guardate queste due tavole.

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C’è un richiamo/omaggio a Blankets, bellissima opera di Craig Thompson.
La scelta di un soggetto comune e lo stile dell’opera hanno forse influenzato gli autori. Ovviamente per i più “Gombloddisti” di voi dico subito che non si tratta di plagio, ma di influenze e che il risultato finale è un’opera diversa e molto godibile!
Complimenti ancora a Dario Moccia e Giovanni “Fubi” Guida!

Alessio Scalzo

Alessio Scalzo

Cresciuto ad Agrigento, milanese dal 2009. Laureato in Lettere Moderne, esperto di editoria, dal 2016 abbraccia The Query come redattore e content editor.

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